Come rispondere al bisogno di crescita del bambino

Durante la serata di venerdì 1 dicembre, al Circolo Acli di Maerne e Olmo, si è parlato di come genitori, educatori, insegnanti possano rispondere al bisogno di crescita dei bambini in età dai 0 ai 6 anni. L’iniziativa è stata organizzata grazie alle risorse del 5×1000 delle Acli.

L’ospite della serata, il Dott. Porcelluzzi, ha trattato il tema dell’educazione, dove l’amore è l’elemento fondamentale per costruire un valido rapporto educativo, e dove la crescita autentica la si ottiene accogliendo attivamente i limiti dei propri figli, credendo in loro, dando fiducia e insegnandogli a distinguere i veri bisogni dai falsi.

Gli atteggiamenti costruttivi implicano che l’educazione sia intesa come compito primario, evitando di delegare. Il ruolo di educatore va condiviso insieme marito e moglie rendendo i figli corresponsabili della loro crescita – affrontando prima possibile gli eventuali problemi che emergono nei figli, permettendogli di diventare se stessi – facendogli distinguere tra ciò che è essenziale da ciò che non lo è.

Ogni essere umano, compreso il bambino, ha dei bisogni che nella fascia d’età 0-6 anni sono principalmente:

– Bisogni di protezione e accudimento
– Bisogni affettivi-rispettarlo
– Bisogni cognitivi
– Bisogni relazionali-sociali
– Bisogni esistenziali

L’affettività è una risorsa, l’amore ricevuto diviene una miniera, per questa ragione, occorre rimuovere gli ostacoli allo sviluppo affettivo che sono l’iperprotezione e l’ipervalutazione.

Ipovalutazione crea disistima e senso di insicurezza, l’iperprotezione non abitua alla tolleranza delle frustrazioni e alla crescita personale. Se si iperprotegge non permettiamo di fare esperienza, di creare l’accettazione delle frustrazioni, l’autonomia si sviluppa quando i genitori imparano a non sostituirsi ai figli in tutto ciò che a loro compete. Occorre inoltre evitare un altro stile educativo che non aiuta il bambino, improntato sulla troppa permissività, che rende il figlio incapace di discernere e riconoscere i giusti valori della vita.

La disciplina è una delle forme più alte di amore, perché orienta al senso del dovere oltre che del diritto. Sotto ogni regola c’è un valore.

Se non c’è coerenza nel mantenere le regole, si disorienta il figlio, che è attento alle contraddizioni degli adulti. Quindi educhiamo ad una disciplina intesa come conquista di una libertà disciplinata, condizionata positivamente.

Se il bambino vuole fare da solo, rispettiamolo e lasciamo che ci provi e viva l’autonomia che è legata alla stima di se e allo sviluppo di nuove competenze e alla comprensione dei criteri in base ai quali operare le scelte.Questi sono passaggi di vita da accompagnare perché importanti, sono fasi di adattamento alle novità. Ai genitori si consiglia di “limare” il senso di inutilità che si percepisce quando il figlio vuole sganciarsi dalle figure genitoriali.

In questa fase di crescita è molto importante la funzione del gioco che per il bambino è vita.
Sviluppa il fisico, la relazione sociale, l’intelligenza, la creatività, l’imitazione, la valutazione propria e altrui.

Nel processo ludico il bambino rimescola i dati in suo possesso, li sottopone a verifica ne scopre di nuovi, scarta quelli che in quel momento non servono, riorganizza tutto in strutture che prima non esistevano. Il gioco è costruttore di valori come ad esempio saper accettare la sconfitta.

Da sottolineare inoltre che non serve comprare tanti giochi ai bambini, il consumismo non è educativo, i giochi si possono anche costruire, con la fantasia il bambino immagina, inventa, crea.

Il diritto al gioco è sancito dall’articolo 31 della Convenzione Internazionale dei Diritti dei bambini.
Altra raccomandazione riguarda l’aspettativa. Non è positivo proiettare sui figli le proprie aspettative ideali, piuttosto conta chiedersi se sono realistiche e rispecchiano i valori, se favoriscono lo sviluppo armonico equilibrato, globale della personalità del figlio.

Quando le aspettative vengono deluse ci sono diversi tipi di reazione: si addossano le colpe al figlio, si attribuiscono gli insuccessi a fattori esterni alla relazione genitori-figli (compagnie, insegnanti, società…), ci si sforza di comprendere le vere cause delle aspettative che non si avverano, con l’intento di pervenire ad una maggiore consapevolezza del tipo e del valore delle attese.

Anche le delusioni hanno un potenziale formativo all’interno del rapporto genitori figli, ogni smacco può diventare occasione di crescita perché la persona si interroga su se stessa.

Un altro passaggio educativo importante riguarda il curare l’autostima, perché se un bambino è sfiduciato diventa rinunciatario, può aver paura di sbagliare, può sviluppare aggressività o tendere a nascondersi, può sviluppare iperattività e anche presentare difficoltà di apprendimento, subentra in lui l’idea di non sentirsi compreso e percepire di non essere degno d’amore. La stima di se è educabile, la fiducia nelle proprie potenzialità si alimenta con progressi graduali, l’autostima si può migliorare, ma come?

– credendo nella possibilità di cambiamento
– riconoscendo i propri limiti e le proprie qualità
– rendendo visibili i progressi che il bambino compie nelle varie esperienze,
– vivendo le difficoltà, gli errori, le crisi come opportunità di crescita
– incoraggiando, rassicurando, sostenendolo.

Educare è un atto d’amore, di speranza e fiducia nella possibilità di un mondo migliore.
Il processo educativo può realizzarsi costruttivamente a condizione che le realtà formative comprendano in che cosa consista il vero bene della persona da educare e si attivino unendo tutte le loro forze per tale fine.

Se si desidera vederle, sono disponibili le slide presentate durante la serata.