Addio a Giobatta Bianchini, aclista e giornalista gentiluomo

Addio a Giobatta Bianchini, aclista e giornalista gentiluomo

Un giornalista gentiluomo, un veneziano di stampo antico. Il 21 maggio, all’età di 91 anni, ci ha lasciato Giovanni Battista Bianchini, per tutti Giobatta. Uno dei veneziani, come ha ricordato il settimanale del Patriarcato di Venezia Gente Veneta, “che più hanno segnato, per stile, umanità e testimonianza cristiana, la vita della città in questi decenni”. 

Al lutto si sono unite anche le Acli veneziane, perché con l’amico Giobatta se ne è andato anche un pezzo della storia della nostra associazione. Una storia che Bianchini ha accompagnato idealmente lungo tutta la sua parabola. Dopo aver partecipato, giovanissimo, alla Resistenza, si formò alla scuola dell’Azione cattolica, trovando proprio nelle Acli, che allora muovevano i loro primissimi passi, lo sbocco naturale per il proprio impegno politico. Fu il primo delegato provinciale di Gioventù Aclista e, negli anni Cinquanta, membro del Consiglio provinciale. Pur tra i molteplici impegni professionali e politici (è stato consigliere comunale nelle fila della DC dal 1960 al 1985), il legame con le Acli non si è mai spezzato, come testimonia il fatto che fino all’ultimo Giovanni Battista Bianchini è stato non solo socio del Circolo di Venezia, ma anche direttore responsabile della nostra rivista Tempi Moderni.  

È stata proprio la fervente attività giornalistica il tratto distintivo del contributo di Giobatta alla crescita della comunità veneziana. Collaboratore di varie testate e a lungo addetto stampa della Provincia di Venezia, ha ricoperto numerosi incarichi, anche a livello nazionale, sia nell’Ordine dei Giornalisti che dell’Ucsi, l’Unione cattolica stampa italiana, dando sempre, con la sua inconfondibile affabilità, lezioni di stile e professionalità. Come ricordato in occasione del funerale, è stato un esperto della comunicazione buona, un’entusiasta che anche attraverso la sua professione ha sempre saputo costruire legami.

Giobatta ci lascia un’eredità importante. Un’eredità fatta di garbo, cordialità, cultura e umanità. A tutti noi il compito di tenerla viva.