Alla riscoperta del mestiere antico e sempre nuovo delle Acli

Sabato 27 ottobre è stato inaugurato, con un momento di riflessione nella sede di Marghera, il nuovo anno associativo delle Acli provinciali di Venezia. Ospite della mattinata Stefano Tassinari, vicepresidente delle Acli nazionali e responsabile del dipartimento per il Terzo Settore. Il tema dell’incontro, la riforma del Terzo Settore in corso di perfezionamento, è stato lo spunto per un’analisi più ampia, incentrata sulla riscoperta del mestiere antico e sempre nuovo delle Acli: rianimare e prendersi cura della comunità.

“Ci ritroviamo – ha sottolineato il presidente delle Acli provinciali di Venezia Paolo Grigolato – in un contesto completamente nuovo, a partire dallo scenario politico. Un contesto che mette in crisi il ruolo tradizionale della nostra associazione, quello di essere un corpo intermedio della società in grado di promuovere il confronto e di fare sintesi di posizioni distanti tra loro. Nonostante le fatiche e le difficoltà, dobbiamo tornare a questa funzione di “cuscinetto sociale”. Mi ha colpito molto che papa Francesco, in occasione della canonizzazione di Paolo VI, davanti ad una piazza stracolma di persone e realtà delle più varie estrazioni, abbia voluto rivolgere un saluto particolare proprio alle Acli. Un richiamo ad esserci a cui dobbiamo dare una risposta. Perché il tempo difficile che viviamo ci chiama ad essere presenti, a contagiare positivamente la nostra società”.

Il vicepresidente Tassinari, dopo aver tratteggiato i passaggi principali della riforma del Terzo Settore, ha sottolineato come essa possa essere, anche per le Acli, una grande occasione. Soprattutto se si riuscirà a guardare agli adeguamenti a cui saranno chiamate tutte le associazioni con uno sguardo che vada oltre gli aspetti puramente burocratici. “È un’opportunità per capire dove sta andando la nostra associazione. La revisione dello statuto, legato in particolar modo alla specificazione delle attività svolte richiesta dalla riforma, sarà l’occasione per rileggere e rilanciare la progettualità di tutti i livelli dell’associazione, a partire dai circoli. Per ripensare non solo su cosa facciamo, ma anche su quanto coinvolgiamo la gente e creiamo partecipazione. Per riflettere sulla nostra identità, su cosa ci distingue rispetto ad altri soggetti e su come queste specificità caratterizzano la nostra azione”.

Il punto di partenza, secondo Tassinari, deve essere “l’amore civile e politico” di cui parla papa Francesco nella Laudato si’. Un amore, recita l’enciclica, che “si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore. Per rendere la società più umana, più degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale, a livello, politico, economico, culturale, facendone la norma costante e suprema dell’agire”. “Prima che economica, quella che stiamo vivendo è una crisi civile – ha concluso Tassinari -. È la difficoltà di sentirsi parte di una stessa comunità, di un comune destino, di un’umanità. Ieri viaggiavamo tutti su un unico treno. Chi in prima classe, chi in seconda, chi addirittura in terza. Ma tutti assieme. Oggi viaggiamo su treni diversi e sembra avverarsi la profezia della Thatcher secondo cui la società non esiste, esistono solo gli individui. Solo amandola possiamo ricostruire questa società, perché solo l’amore sociale è la chiave di un autentico sviluppo”.