Creare un nuovo Welfare Intergenerazionale. L’impegno della FAP ACLI

L’impegno della FAP Acli (Federazione Anziani e Pensionati) per la creazione di un Welfare Intergenerazionale è stato ribadito nell’incontro nazionale della FAP Acli a Roma lo scorso 15 dicembre 2017.

Il Convegno sul Welfare Intergenerazionale ha fatto emergere alcune valutazioni sulle politiche di Welfare attive in Italia, in relazione alle situazioni, alle condizioni delle varie fasce di età e al rapporto tra generazioni.

Ne diamo riscontro in questo breve documento, riassumendo gli interventi dei relatori di Serafino Zilio (Segretario Nazionale FAP), Antonio Russo (Presidenza Nazionale Acli), Paolo Formelli (Vice Segratario Nazionale FAP) e Franco Marchiori (Vice Segratario FAP Veneto e Segretario Provinciale FAP di Venezia nella foto). 

Creare nuove forme di Welfare Intergenerazionale – Serafino Zilio (Segretario Nazionale FAP)
La condizioni e le situazioni degli anziani vanno affrontate nel contesto di un welfare che si evolve e nel quale la componente pubblica rischia di restringersi sempre di più e nasce l’esigenza di creare nuove forme di welfare in un contesto che deve dare priorità alla solidarietà verso le generazioni più giovani. L’aspetto economico non può essere separato da quello sociale: invecchiare bene e non solo invecchiare molto.
Tocca alla politica, ai governi che verranno, trovare il giusto e necessario equilibrio e bilanciamento fra le ragioni dell’INPS e il progresso della medicina, tra i conti pubblici e la vita reale dei cittadini. Una nuova via per la terza età, pensando già agli anziani di oggi almeno quanto a quelli di domani.

Pensare a politiche di Welfare per la famiglia – Antonio Russo (Presidenza Nazionale ACLI)
Le conseguenze della disoccupazione e della precarietà hanno un impatto sulla denatalità e sull’invecchiamento della popolazione. Il sistema previdenziale è sotto controllo grazie al costo pagato dalle giovani generazioni per le quali si prospetta un welfare futuro peggiore di quello sperato e vissuto dai loro padri.
Dunque il lavoro prima di tutto. Sono stati adottate alcune misure per contrastare la disoccupazione (apprendistato, sostegno al reddito… ). Siamo in forte ritardo sulle politiche per conciliare lavoro con i bisogni della famiglia che implicano una offerta idonea di servizi per l’infanzia. I provvedimenti sotto forma di bonus, frutto di vari “sponsor” politici mancano di una visione sistematica e di prospettiva.
Il lavoro ha perso il suo valore ed i suoi valori. Gli anziani non possono essere considerati solo ai fini della spesa previdenziale mentre possono impegnarsi per una pedagogia a favore delle giovani generazioni che desiderano collegarsi alla “memoria” che trasmetta in una società “rancorosa” e “vendicativa” (indagine CENSIS) il senso della speranza, della giustizia.

Gli anziani come ammortizzatori sociali – Paolo Formelli (Vice Segretario Nazionale FAP)
Senza politiche sociali e previdenziali pubbliche, i diritti individuali e collettivi saranno sempre più deboli fino ad esaurirsi nei prossimi dieci anni. Il Paese non è bloccato per colpa dei “vecchi”: di fatto gli anziani si stanno facendo carico della crisi svolgendo il ruolo di ammortizzatore sociale. Assume importanza l’impegno intergenerazionale per iniziative congiunte con i giovani.

Diamo nuova lettura alle politiche di Welfare – Franco Marchiori (Vice Segratario FAP Veneto e Segretario Provinciale FAP di Venezia)
L’insieme delle questioni emergenti comportano una rilettura del welfare partendo dalle finalità che ne hanno consentito la formazione nel corso del tempo. Possiamo esaminarlo affrontando il rapporto tra lavoro e sistema pensionistico: oggi la principale questione è legata all’età pensionabile (66 anni e 7 mesi) che sarà elevata di 5 mesi per tenere conto dell’aumento della speranza di vita ad eccezione delle attività considerate gravose. Possiamo esaminarlo anche in rapporto alla sanità del territorio ed ospedaliera ed alle questioni dei ticket. Infine possiamo valutare il welfare comunale, più direttamente collegato alle problematiche sociali dei cittadini, condizionato dagli indirizzi della Regione, ora impegnato dall’avvio del REI (reddito di inclusione) che è la nuova importante misura strutturale contro la povertà.
Ma si può avere una chiave di lettura diversa come è emersa dal recente Terzo rapporto sul secondo Welfare in Italia presentato a Torino dalla Fondazione Luigi Einaudi dal quale emerge la classificazione:
· il primo welfare che è costituito dall’insieme dei canali di finanziamento pubblici destinati alla previdenza, alla assistenza, agli ammortizzatori sociali in evidente situazione di difficoltà nel garantire la sostenibilità del sistema e che include il finanziamento del Rei a livello nazionale;
· il secondo Welfare, che è composto dai canali aggiunti attivati da contratti di lavoro collettivi e integrativi aziendali, dalla gestione bilaterale di fondi contributivi tra rappresentati delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati dei lavoratoti, dalle fondazioni, dalle assicurazioni.
Si tratta di una platea di milioni di potenziali fruitori di prestazioni integrazione di pensioni, di prestazioni sanitarie, di aiuti alle famiglie. Alcune di queste possono essere giustificate dal fatto di fornire asili aziendali alle mamme che lavorano, oppure di prestazioni sanitarie collegate alla esistenza di un rapporto di lavoro. In questo settore di welfare caratterizzato da forti impegni di business sono da approfondire le priorità in rapporto ai principi di un welfare universalistico.

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