Diamo tutti qualcosa in più per il nostro paese

Copertina blog Paolo Grigolato
Sono ben contento di cominciare proprio in occasione del 2 giugno, festa della Repubblica, a dar vita a questo blog. Un’idea, quella del blog, che nasce sulla spinta delle parole pronunciate dal nostro presidente nazionale Roberto Rossini lo scorso 19 maggio, intervenendo all’inaugurazione della sede delle Acli provinciali di Venezia: “Le Acli devono avere la capacità di dire una parola politica forte a questo paese […] una parola che nasce da una preoccupazione per la vita dei nostri giovani e per il futuro di questo paese. E che diciamo non perché abbiamo degli interessi da difendere, ma perché abbiamo a cuore il bene comune”.
Ecco allora che da oggi diamo vita a questo spazio, in cui troverete delle riflessioni sui temi di attualità in cui vorremmo rappresentare il nostro pensiero, le nostre riflessioni. Abbiamo scelto di chiamarlo “Democrazia è partecipazione”, parafrasando il ritornello della celebre canzone del grande Giorgio Gaber, che nel suo teatro-canzone ricordava a tutti quanto sia fondamentale che ogni cittadino possa sempre essere in grado di farsi una propria opinione e che la possa rappresentare sempre, democraticamente, in una comunità che affronta le questioni del proprio tempo, in modo da cercare il bene di tutti.
Questo blog nasce così, proprio in un momento molto critico per la nostra democrazia. Per quasi tre mesi, la situazione di stallo venutasi a creare dopo le elezioni del 4 marzo ha rischiato di assumere toni da stadio, minacciando la credibilità delle istituzioni stesse. Non si tratta a nostro avviso di dire sto con o contro qualcuno. Non si tratta neanche di utilizzare la leva dello spread per spaventare, né di guardare solo ai mercati per capire dove deve andare il nostro futuro.
Si tratta che stiamo sempre più perdendo la capacità di affrontare temi delicati, fondamentali per il futuro del nostro paese, dei nostri figli. La logica del confronto, pur duro, viene sostituita dallo svilimento dell’altro. Quasi non fossimo più in grado di rappresentare le nostre idee per quello che esse valgono, partendo dai valori su cui si poggiano. Ma al contrario fossimo concentrati soprattutto nel mettere in cattiva luce il nostro avversario. Fino ad arrivare a mettere in discussione le nostre istituzioni democratiche, di fatto indebolendole sia dentro che fuori i confini nazionali.
Continuiamo a dare un’idea di un paese ricco di risorse, intelligenza, capacità, ma reclinato sempre più su sé stesso, lamentoso e rancoroso. E questo non me lo dice né la borsa che va su e giù, né lo spread che si innalza, né qualche politico europeo che rilascia ai media dichiarazioni che potrebbe evitare. Questo lo dico io perché vivo in questo paese, ne sono innamorato, e ritengo possa aspirare ad essere come è, molto meglio di come a volte si rappresenta. A chi in questo momento rappresenta la politica, è demandato il compito di essere sempre attento alla comunicazione, di operare per il bene di tutti. Ma altrettanto a tutti noi è demandato il compito di partecipare. Non attraverso una delega che si riduca a fare il tifo ogni tanto, ma attraverso il coinvolgimento che diventa azione protesa al miglioramento della società. Perché questo paese sarà migliore se ognuno dei suoi abitanti darà quel qualcosa in più che ci aiuti ad affrontare le questioni cruciali che ci attendono. Perché democrazia è, innanzitutto, partecipazione.