ICI sugli immobili della Chiesa, una doverosa distinzione

È in corso in questi giorni un ampio dibattito sulla pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione Europea, che al termine di un lungo contenzioso giudiziario, ha stabilito il recupero da parte del governo italiano dell’imposta sugli immobili (ICI) non versata tra 2006 e 2011 da tutti gli enti non commerciali, sia religiosi che no profit. Una sentenza che riguarda in particolare la Chiesa cattolica e che, secondo le stime dell’Anci, porterebbe al recupero di 4-5 miliardi di euro.

Fa discutere in particolare il fatto che il calcolo dell’imposta riguarderà tutte le proprietà, indipendentemente dalle finalità del loro utilizzo e considerando come “commerciali” anche attività di evidente utilità sociale.

Questo il commento di Cristian Rosteghin, direttore del Caf Acli di Venezia, espresso in un’intervista al quotidiano La Nuova Venezia. “È giusto che chi ha proprietà immobiliari paghi. Ma ciò non vale per chi gestisce attività sociali vere, asili o case di riposo. Sarebbe giusto ed equo, se non producono reddito, che fosse presa in considerazione l’esenzione. Al contrario è doveroso smascherare chi fa business. Le risoluzioni da tutto a niente rischiano di procurare ingiustizie alla stessa stregua dell’esenzione totale”. “Tutti sono bravi a fare proclami – conclude Rosteghin – ma c’è una fetta di scuole paritarie che suppliscono ad una carenza pubblica e che se dovessero pagare cifre spropositate chiuderebbero”.

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