Il buon lavoro per la comunità: 1° maggio a Martellago con il presidente Rossini

Una Festa del lavoro fieramente ancorata nel passato. Ma anche convintamente proiettata nel futuro. Ancora una volta, come succede ininterrottamente dal 1955, è stata festa grande per il 1° maggio a Martellago. Un impegno, quello del locale Circolo Acli, che quest’anno è stato gratificato dalla storica presenza del presidente nazionale Roberto Rossini.

Il momento centrale è stato come sempre la santa messa, conclusasi con la tradizionale benedizione dei mezzi del lavoro, a cui hanno partecipato anche il presidente regionale Acli Andrea Citron, il presidente provinciale Paolo Grigolato e il presidente nazionale del Caf Acli Andrea Luzi. Un’occasione per riflettere e pregare per un lavoro giusto, sicuro e umano per tutti. “Nel momento della celebrazione eucaristica – ha sottolineato nel suo saluto il presidente Rossini – mi piace ricordare l’articolo 4 della nostra Costituzione, secondo cui ognuno di noi ha il diritto-dovere di lavorare per contribuire al progresso non solo materiale, ma anche spirituale del paese. Ciò significa da un lato che abbiamo la responsabilità di proseguire, attraverso il lavoro, l’opera creatrice di Dio. Dall’altro lato che, ognuno nel suo ruolo e con i propri talenti, tutti siamo chiamati a fare il bene del nostro paese, un bene che va oltre il materiale. Perché il lavoro non è fine a sé stesso, ma nasce e si sviluppa per sostenere e costruire l’armonia della comunità. Come cristiani siamo chiamati a rafforzare questa armonia, garantendo che ogni lavoratore sia pagato il giusto, veda rispettati i propri diritti, possa portare il proprio contributo alla comunità”.

Parole a cui ha fatto eco Cristian Frizzarin, presidente del Circolo di Martellago: “Oggi festeggiamo il lavoro, il buon lavoro, che è anche relazione tra persone. E la buona relazione tra le persone è fondamentale in funzione della costruzione di una buona società. Ognuno di noi deve sentire pienamente questa responsabilità. Ognuno di noi nei propri ruoli, con le proprie responsabilità deve sentirsi, senza alcun dubbio e incertezza, protagonista attivo e positivo di una società migliore , dove anche il semplice saluto sia uno dei mattoni della costruzione. Una società di incontri, di amicizie e non solo di contatti, di like e di tweet”.

A seguire, in un breve incontro con gli amici aclisti, il presidente Rossini è tornato ancora una volta sui temi del lavoro. “Ieri il presidente Mattarella ha ricordato i cinquant’anni dall’introduzione della pensione sociale: un tassello fondamentale del welfare e il risultato delle lotte dei corpi intermedi, dei sindacati ma anche delle Acli. Oggi queste conquiste sembrano lontane, perché il mondo, anche del lavoro, è completamente cambiato: mio padre ha avuto un solo lavoro per tutta la vita, mio nipote a 24 anni ne ha già cambiati quattro. In futuro il lavoro sarà ancora più fragile, l’industria 4.0 cancellerà intere tipologie di lavori”. Per questo, ha concluso Rossini, “anche come Acli dobbiamo ricentrare il nostro impegno sul tema del lavoro. Dobbiamo insistere sulla formazione professionale, per formare lavoratori utili per le vocazioni dei territori. E dobbiamo impegnarci per un lavoro più dignitoso. Sul salario minimo dobbiamo avviare una seria riflessione: è vero che l’85% dei lavoratori italiani è tutelato dai contratti collettivi. Ma c’è un 15% che ne è escluso, e spesso sono i nostri figli che riescono ad entrare nel mondo del lavoro solo con impieghi precari e sottopagati”.

Guarda il servizio andato in onda sul Tgr Veneto