INS 2019: le proposte delle Acli per rimettere in moto l’Italia

“In un paese bloccato, dove rimani quello che nasci, si rischia di perdere la speranza e di indurre negli italiani solo paure e rancori. Occorre impegnarsi per rispondere ai bisogni dei cittadini e contribuire a cambiare il sentimento negativo. Vogliamo costruire sentimenti positivi come la speranza e la fiducia, perché noi crediamo che la politica sia ancora leva di cambiamento”. È in questo passaggio del discorso di chiusura del presidente nazionale Roberto Rossini il senso profondo del 52° Incontro nazionale di Studi delle Acli, svoltosi a Bologna dal 12 al 14 settembre. Tre giorni di lavori intensi, ma anche di incontri e di dibattiti che hanno coinvolto 450 aclisti provenienti da tutta Italia, oltre agli ospiti del mondo dell’associazionismo, della politica, del mondo accademico, dei mass media.

Ancora una volta l’INS è stato occasione per riflettere sullo “stato dell’arte” della società italiana e sul ruolo che possono giocarvi le Acli. Punto di partenza è stato il tema della mobilità sociale. Una mobilità, ha sottolineato Rossini, “ridotta praticamente a zero: il Paese è fermo. Le nascite sono meno dei decessi, l’età media continua ad alzarsi. La crescita del Pil si colloca attorno allo 0,1%. Molti “cervelli” se ne vanno, altri accettano l’idea che il progresso sia almeno non perdere le posizioni faticosamente raggiunte dai padri”.

Ma una realtà in continuo movimento come le Acli non posso stare ferme “a osservare lo spreco che questo paese sta compiendo verso le vite sociali dei lavoratori, dei nostri concittadini. Siamo convinti che proprio ora, proprio qui, sia possibile progettare assieme un nuovo modello di sviluppo, dove l’attenzione all’ambiente, alla tecnologia, alla persona e alla comunità siano i capisaldi tanto quanto la produzione e il profitto. Serve un modello di sviluppo giusto, che offra l’opportunità a ciascuno di muoversi, di crescere, di usare i talenti che ci sono stati misteriosamente affidati”.

A questa sfida le Acli propongono di rispondere con le proposte della loro Agenda sociale, presentata proprio a Bologna, incentrata sugli ambiti d’intervento fulcro dell’impegno aclista: l’istruzione e la formazione (“non si va avanti senza un solido apparato formativo che accompagni l’orientamento e il lavoro, che sia centrale nella vita delle persone, non solo nel periodo compreso tra i 6 e i 16 anni: la conoscenza, in un sistema avanzato, è la risorsa principale sulla cui agire”), l’assistenza e la previdenza (“ serve una riforma organica, per rifondare un sistema pensato negli anni del boom economico e che è progredito per sedimentazioni successive. Sta mancando un’idea-guida per rispondere a carriere lavorative sempre più discontinue e diseguali”), il fisco (“a noi interessa ribadire che hanno diritto a pagare meno tasse quelli che finora le tasse le hanno pagate, a partire dal ceto popolare, e che le categorie di cittadini sono molte e i percorsi di vita sono molto differenziati. Se oggi volessimo davvero essere giusti e progressivi, la logica degli scaglioni non basterebbe: troppo pochi, troppo ridotti, poco rappresentativi della realtà”).

“Dobbiamo recuperare – ha concluso Rossini – la cultura di una comunità aperta e sostenibile, dei diritti e dei doveri, di un destino comune personale e sociale. Dobbiamo far rinascere, dalle macerie di questa politica, un’idea di città, di legame umano e politico possibile”.

Nel sito delle Acli nazionali sono disponibili tutti i materiali e i documenti dell’Incontro Nazionale di Studi 2019, tra cui la relazione del presidente e l’Agenda sociale.