Lavoro 4.0, investire in formazione e ricerca

Condividiamo un estratto dell’articolo di Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica all’Università di Roma “Tor Vergata”, pubblicato nell’ultimo numero di Benecomune.net, la rivista on line promossa dalle Acli per contribuire a riportare l’oggetto del dibattito sociale e politico del nostro paese su contenuti che abbiano a cuore il futuro del nostro convivere. La versione completa dell’articolo e gli altri contributi del numero 11/2018, dedicato alle “Trasformazioni digitali”, sono consultabili nel sito Benecomune.net

La quarta rivoluzione industriale, come le precedenti, è accompagnata da fosche previsioni sulla fine del lavoro. I robot, le macchine intelligenti si sostituiranno alle persone e ci sarà bisogno di molto meno lavoro umano. Una parte importante della forza lavoro dovrà essere mantenuta da sussidi. Si tratta di previsioni che ogni volta si scontrano con la realtà e le statistiche. I dati ci dicono che il totale dei lavori nel mondo aumenta e, alcuni dei principali paesi ad alto reddito come la Germania e gli Stati Uniti, sono in piena occupazione. […]

Per vincere la nuova sfida del lavoro dobbiamo cambiare profondamente il sistema di formazione. La scuola tradizionale è generalmente costruita per formare impiegati. Si impara ad ascoltare stando seduti qualcuno che parla e ad immagazzinare mnemonicamente nozioni da utilizzare per svolgere un compito in classe che un giorno sarà per molti (così almeno era un tempo) il concorso di accesso alla carriera. Quello di cui ha bisogno oggi il mercato del lavoro è tutt’altro. Nell’era della rete è come se disponessimo di una gigantesca memoria esterna. Non c’è bisogno di occupare il cervello con grandi quantità di nozioni memorizzate, è molto più importante avere le competenze e le capacità per interpretare e combinare l’informazione di cui possiamo liberamente disporre in rete. […]

All’interno di ogni paese la rivoluzione tecnologica, assieme all’effetto della globalizzazione che mette in concorrenza, a parità di qualifiche, lavoratori di diverse aree del pianeta con salari molto diversi produce quella divisione – un terzo/due terzi – delle nostre società che è la radice di molti terremoti politici e sociali. Il primo terzo è composto dal gruppo degli altamente qualificati, perfettamente a loro agio nella globalizzazione, contesi dal mercato del lavoro e dunque con elevato potere contrattuale, integrati e cosmopoliti che vedono migliorare le loro condizioni di benessere. Gli altri due terzi sono composti da lavoratori a media e bassa qualifica che indietreggiano. Le classi medie che si assottigliano rendono maggioritaria la quota di coloro che vivono la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica come una minaccia. Il problema per loro non è tanto la quantità dei lavori ma la loro qualità e dignità. […]

Per concludere, il combinato disposto di quarta rivoluzione industriale e globalizzazione rende urgenti due politiche. Investimento intelligente in formazione che aiuti i giovani a risalire la scala del talento e ad approdare a quel terzo di popolazione altamente qualificata. Risposta politica al disagio dei due terzi con iniziative che allevino il problema della scarsa dignità del lavoro. Da questo punto di vista è fondamentale capire che gli strumenti del ‘900 che alzavano il costo e le tutele del lavoro in un solo paese non funzionano più perché non a prova di globalizzazione e delocalizzazione. […]