Coronavirus: ne usciremo assieme, perché la comunità è l’unica nostra casa

Nel giro di pochissime settimane la diffusione del coronavirus ha stravolto a tutti i livelli le nostre vite. Anche quella della nostra associazione: abbiamo dovuto annullare tutte le iniziative e le proposte pubbliche in programma, abbiamo dovuto riorganizzare completamente il lavoro dei nostri Servizi, abbiamo dovuto sospendere il nostro percorso congressuale. Il 29 febbraio avremmo dovuto celebrare il nostro Congresso provinciale. Abbiamo provato a riprogrammarlo per il 21 marzo, ma l’accelerazione della diffusione dei contagi ci ha fatto desistere. Si tratta comunque di un problema secondario: la Direzione nazionale delle Acli ha infatti rinviato anche il Congresso nazionale di maggio, stabilendo che sarà celebrato dopo tre mesi dalla fine dell’emergenza sanitaria in atto. Ci sarà dunque tutto il tempo per convocare i Congressi provinciale e regionali, tenendo fede alla nostra democrazia associativa. 

In questi giorni in cui abbiamo molto più tempo per tante cose, a partire dalla lettura, mi sono imbattuto nelle riflessioni di Daniele Rocchetti, presidente delle Acli provinciali di Bergamo. Mi pare doveroso e sensato condividerle parola per parola e affidarle a tutti voi, dando voce a chi rappresenta la nostra associazione e i suoi valori nell’area più drammaticamente colpita dal Covid-19. 

Da questa crisi certamente ne usciremo. Tutti assieme, perché mai come in questo momento in cui dobbiamo evitare di incontrarci, ci rendiamo conto che da soli non possiamo nulla e che è la comunità l’unica nostra casa.  
Paolo Grigolato 
Presidente Acli provinciali di Venezia 

Ciò che sta accadendo è qualcosa di assolutamente inedito. La solidarietà va anzitutto alla persone colpite e a quanti vivono situazioni di disagio e di difficoltà. Un ringraziamento doveroso va ai moltissimi operatori sanitari, medici e infermieri, che stanno vivendo con assoluta dedizione la straordinarietà, anche di impegno, di questa stagione. Dimostrano nei fatti l’assoluta qualità della sanità pubblica, fatta oggetto, negli anni precedenti, di denigrazione e tagli continui. Basti un dato fra i molti: nell’ultimo decennio tutti i governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale. Il finanziamento pubblico ha subito un taglio di 37 miliardi di euro – 25 miliardi nel 2010-2015 e 12 miliardi nel 2015-2019. La sanità pubblica è stata spesso considerata un peso, un elefante da alleggerire, destinatario di risorse inutili. A essere colpiti, anche nella nostra Provincia, sono stati ospedali, ambulatori, consultori. 

Come ha ricordato Luigino Bruni, “se non avessimo salvato qualche residuo del vecchio stato sociale, massacrato dagli amanti delle mani invisibili, saremmo già stati spazzati via da un’invisibile parassita”. Per questo, al termine di questo periodo, si imporrà una riflessione lucida su indirizzi e scelte di fondo delle politiche sanitarie e sociali del nostro Paese e sui costi di una ripresa che non sarà facile, spese inevitabili che, ce lo auguriamo di cuore, non finiscano di nuovo sulle spalle di chi fa più fatica. 

Ma non solo. A bocce ferme, bisognerà ragionare sul virus della paura che si è inoculato dentro le nostre comunità e sui modi per contrastarlo. In un magnifico editoriale, Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, ha scritto che “Abbiamo cominciato a capire che la logica del muro, e dell’ognun per sé, è quanto di peggio si possa contrabbandare in un mondo in cui nessuno si ammala e si salva sovranamente da solo, dove nessuno nel proprio cantuccio – che si chiami Codogno o Vo’ o con qualche nome esotico – si può chiamare fuori e consolare. Perché è anche lì, anzi è proprio lì, su questa terra dell’uomo dove ogni periferia è ormai centro, che c’è il fuoco e magari s’accende un focolaio. Perché nessuno può stare alla finestra mentre si articola la sfida dell’umana fragilità. E poco importa, pur in realtà importando moltissimo, che questa eterna sfida riesploda a causa di virus o di ideologie odiose, di guerre o di un’ingiusta economia, di terremoti devastanti o di un clima in artificialmente accelerato cambiamento. Per quanto ci si creda assolti, ha saputo cantare De André, siamo per sempre coinvolti. E sebbene, qui e adesso, si stia parlando di un male sconosciuto, il coinvolgimento – o, se volete, la connessione, la reciproca dipendenza – è un bene che possiamo finalmente aver chiaro e che dobbiamo tener caro sino a tradurlo in fraternità in atto, in solidale con-cittadinanza in Italia e oltre. Unica seria e buona alternativa al muro, alla sua logica di esclusione e al suo inevitabile rovescio. Quel rovescio dove non è stato bello né comodo ritrovarsi, ma istruttivo e persino salutare. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno di salute, fisica e morale. Salute di mani e menti pulite, preservata o ritrovata non solo e non tanto a forza di disinfettante antivirale, ma di limpido disinfestante dei pensieri e dei gesti torbidi e ostili che ci hanno avvelenato la vita, sconvolto le consuetudini e persino leggi del vivere civile e stravolto la faccia ben prima del fiorire di posti di blocco lungo la pianura padana e di mascherine su troppi nasi e bocche. Finora, infatti, quelli da guardare con sospetto e da additare con fastidio erano sempre altri, palesemente diversi da noi. In genere scuri di pelle e poveri di tutto. Ora, lo stiamo scrivendo da giorni, scopriamo che “gli altri”, i diversi, siamo noi. Noi, fino a ieri quelli delle 186 nazioni aperte e persino spalancate davanti al nostro passaporto.” 

Dunque ci è chiesto anzitutto un di più di fiducia. Come potremmo vivere, convivere e anche solo semplicemente sopravvivere nel nostro tempo e nel nostro mondo straordinariamente integrato e complesso se non scommettessimo sulla fiducia nel nostro prossimo? E in questo nuovo contesto dobbiamo imparare a muoverci, a reagire, a non soccombere alla paura, ma a trovare energie nuove per una reazione unitaria, perché se è vero che dobbiamo evitare di stringerci le mani, è invece necessario stringere le interazioni, le sinergie, le maglie della rete sociale. Ce la faremo insieme. Solo insieme. 

Intanto, viviamo, nostro malgrado, questo tempo di sospensione, chiediamo al Signore di proteggerci.”