Per confrontarci con il futuro abbiamo bisogno di più Europa

Abbiamo bisogno di più Europa. Un’Europa popolare, sussidiaria e solidale, attenta ai bisogni dei cittadini e rispettosa delle culture, delle fedi e delle identità. Un’Europa autenticamente politica e non solo economica. È questa “la nostra Europa” delineata nell’omonimo convegno promosso lo scorso 30 novembre a Roma da Acli, Azione Cattolica, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, FUCI e Fondazione Sturzo.

Un’occasione per ribadire l’importanza vitale della casa comune europea, anche per gli stessi interessi italiani, e per lanciare un appello, attraverso una nota congiunta degli organizzatori, “a tutti gli italiani di buona volontà”.

“Per esistere e resistere in un mondo grande e complesso, oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa unita. Senza unità i popoli europei rischiano di uscire dalla storia, di diventare insignificanti. I padri dell’Europa, dopo aver vissuto la tragedia della guerra, considerarono l’unione una necessità, un destino storico, per uscire dalla maledizione del conflitto che ancora una volta aveva incendiato il mondo”. Una scelta che si impone ancora oggi davanti ad un futuro incerto. Perché se è vero che “c’è paura perché ci si sente espropriati in un mondo troppo grande, c’è timore che qualcuno voglia imporci modelli di vita diversi o addirittura sostituirsi a noi” allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che il nostro mondo locale non può durare a lungo senza Europa. “Navigare nella storia globale disuniti è un pericoloso abbaglio. Per dominare la globalizzazione che rischia di rendere irrilevanti i nostri valori, il nostro modello sociale e i nostri stessi paesi, occorre un soprassalto di unità. Ecco perché è necessario un nuovo slancio che impegni tutti gli italiani di buona volontà in una grande opera collettiva sostenuta dalla visione positiva di ciò che può rappresentare l’Europa nel mondo di oggi e domani”.

Certo, “l’Unione europea deve cessare di essere soltanto un sistema di alleanze o una coalizione di interessi, per diventare una comunità di destini, a partire dai temi unificanti della crescita, del lavoro, della centralità della persona, della tutela della famiglia, della solidarietà, della lotta alla povertà e per la riduzione delle diseguaglianze sociali”. Ma come italiani “dobbiamo avere il coraggio di scrutare in noi stessi e di uscire dalle nostre paure e rassegnazioni. Siamo ormai più europei di quanto ne abbiamo consapevolezza. Siamo impastati di Europa. Il tessuto umano e culturale in cui viviamo, è già europeo. I giovani si muovono in modo europeo. Ogni impresa di valore sul continente, si confronta con lo scenario europeo”.

Malgrado i suoi errori e le sue debolezze, “l’Europa ha tanto da dare al mondo: il suo umanesimo, la sua forza ragionevole, la sua capacità di dialogo, le sue risorse, il suo modello sociale, il suo diritto, la sua cultura. Nelle sue diversità, che nel tempo si compongono, l’Europa realizza la civiltà del vivere insieme, quella civiltà che manca al mondo ed è la risposta sia alla globalizzazione omogeneizzante che alle pericolose reazioni identitarie, estremiste o radicalizzate”.

Il documento completo è consultabile nel sito delle Acli nazionali.