PikadonBus, dal 4 al 9 agosto contro l’atomica

“Pikadon” è una parola usata dai giapponesi per indicare la bomba atomica. Nasce dall’unione di due termini, pika (lampo) e don (tuono), in riferimento all’effetto visivo e sonoro derivante dall’esplosione nucleare. Un’espressione molto più concreta rispetto a quello astratta utilizzata da noi occidentali, più capace di descrivere il terrore e l’orrore vissuto dalle vittime. È con questo spirito che, dal 4 al 9 agosto, in occasione del 73° anniversario dello sgancio delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki, sarà proposto alla cittadinanza “PikadonBus – Una fermata per la Pace”, evento itinerante che coinvolgerà i territori di Dolo, Mira, Mirano, Noale, Spinea e Venezia. L’iniziativa è promossa dal Tavolo Intercomunale per la Pace del Miranese, amministrazioni comunali (Mira, Mirano, Spinea, Noale, Dolo) e parrocchie, con l’adesione e il sostegno, tra gli altri, delle Acli provinciali di Venezia.

Il simbolo dell’evento sarà appunto il PikadonBus, un autobus storico del 1983 che, in collaborazione con il museo StoricBus e l’associazione La Filovia, viaggerà allestito a mostra per i comuni coinvolti, al fine di raggiungere con modalità nuove quante più persone possibili e sensibilizzare sul disarmo atomico. Ogni tappa sarà contraddistinta da flash mob, esposizioni, letture, spettacoli teatrali, con il coinvolgimento di associazioni e istituti scolastici e con la partecipazione, tra gli altri, di Lisa Clark (co-presidente dell’International Peace Bureau ) e don Albino Bizzotto (fondatore e presidente dei Beati costruttori di Pace). Particolarmente emozionante sarà la mattinata del 6 agosto, quando alle 8.15 in tutti i comuni coinvolti le campane suoneranno 43 rintocchi, in ricordo dei 43 terribili secondi trascorsi tra lo sgancio della bomba e il suo impatto sul suolo di Hiroshima.

Mancano solo 150 secondi alla fine del mondo – sottolineano gli organizzatori dell’evento -: i cambiamenti climatici, uniti alle minacce di guerre nucleari, hanno fatto avanzare di 30 secondi la lancetta metaforica del Doomsday Clock, l’orologio del giudizio universale gestito dalla Federation of Atomic Scientists, che dal 1947 calcola l’intervallo di tempo che ci separa dalla mezzanotte simbolica della fine del mondo. Solo nel 1953, per la decisione di sviluppare armi termonucleari, l’orologio era così avanzato. Non siamo dei catastrofisti, ma è l’amara realtà che vorremmo non vedere: oggi più che mai è fondamentale ricordare la bomba atomica che colpì Hiroshima e Nagasaki, il significato della sofferenza, la potenza del dolore, il trauma di quei bombardamenti e di quello che potrebbe provocare se utilizzata nuovamente”.

Questo anno la memoria dei fatti dell’agosto 1945 punta in particolare a creare di un movimento di opinione per la ratifica da parte di tutti gli Stati del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari approvato all’ONU il 7 luglio 2017 e, con la campagna #ItaliaRipensaci, a chiedere al governo italiano di firmare questo trattato. “Per promuovere una solidarietà popolare globale volta all’eliminazione completa e definitiva delle armi nucleari è essenziale sensibilizzare e raggiungere un gran numero di persone e organizzazioni. Il vero nemico, infatti, non sono le armi nucleari in quanto tali, né gli stati che le possiedono o le costruiscono, bensì il modo di pensare che le giustifica: considerare accettabile l’opzione “annientamento totale” degli altri. Riportiamo indietro le lancette della fine del mondo: dipende solo da noi”.

Programma completo di “PikadonBus – Una fermata per la Pace”