Reddito di Cittadinanza, tutti i dubbi dell’Alleanza contro la Povertà

Il 4 dicembre l’Alleanza contro la Povertà ha presentato a Roma un documento di posizionamento sulla proposta del Governo per l’introduzione del Reddito di Cittadinanza (RdC), dal significativo titolo “Non perdiamo questa occasione”. In sei pagine di analisi e approfondimento si esprimono tutti i dubbi su questo provvedimento, sulla scorta dell’esperienza maturata dal network che dal 2013 riunisce 38 associazioni, tra cui le Acli, impegnato per dotare l’Italia degli interventi necessari a fronteggiare la povertà assoluta.

In linea con la lettera aperta diffusa dal Tavolo regionale dell’Alleanza in occasione della Giornata mondiale dei Poveri, il documento sottolinea come “il vero cambiamento non consista nello smontare ciò che è stato realizzato dai governi precedenti, bensì nell’arrivare dove questi non sono giunti. L’Alleanza propone di partire dal Reddito d’Inclusione e, senza stravolgere l’impianto complessivo, di migliorarlo ed estenderlo sino a fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in povertà assoluta”. Già a settembre l’Alleanza aveva riconosciuto l’importanza del Rei, destinato a tutti gli oltre 5 milioni di poveri assoluti nel nostro paese, manifestando allo stesso tempo alcune preoccupazioni circa il disegno del RdC. “Avremmo desiderato illustrare la nostra posizione al Governo ma le ripetute richieste di incontro, da noi presentate, non sono state accolte. Il presente documento ribadisce i nostri dubbi su come si sta configurando, sulla base degli elementi conosciuti, il Reddito di Cittadinanza. Intendiamo altresì confermare la disponibilità al confronto ed alla collaborazione con il Governo nell’interesse dei poveri che vivono in Italia”.

Qualora, come ipotizzato dal Governo, il RdC venisse introdotto il 1° aprile in totale discontinuità rispetto al Rei attualmente vigente, a livello locale si rischierebbe un vero e proprio caos. “Non solo si azzererebbe il lavoro faticosamente svolto sinora, ma si assegnerebbero ai Centri per l’Impiego compiti di cui oggi non sono in grado di farsi carico. In altre parole, nel 2019 non si riuscirebbe ad introdurre il modello d’intervento previsto dal RdC ma, esclusivamente, si vanificherebbero gli sforzi compiuti sinora, creando confusione nei territori”.

L’Alleanza sottolinea poi un aspetto fondamentale, ovvero il concetto stesso di povertà da cui prendono le mosse le due misure, con il rischio di dare, attraverso il RdC, una risposta solo parziale al problema. “Il vissuto delle famiglie cadute in povertà tocca numerosi aspetti della condizione umana: economici, familiari, lavorativi, di salute, psicologici, abitativi, relazionali ed altri”. Non a caso, “in tutti i paesi europei, il principale obiettivo delle politiche contro la povertà consiste nel fronteggiare le molteplici dimensioni del fenomeno. Benché oggi, in Italia, si insista molto sull’incrementare direttamente l’occupazione degli utenti, questo rappresenta uno dei fini, ma non l’unico. Si delinea il pericolo di rendere il RdC un ibrido: una politica contro la povertà per quanto riguarda i beneficiari (tutti i poveri assoluti), ma una politica contro la disoccupazione rispetto agli interventi messi in campo”. Si sposerebbe così una concezione monodimensionale della povertà, che la lega esclusivamente alla mancanza di occupazione, “a scapito di quella multidimensionale, che prende in considerazione la varietà di aspetti sopra richiamati. In concreto, una simile scelta priverebbe i poveri di quell’insieme di risposte di cui l’inclusione lavorativa, seppur cruciale, è solo una parte”.

Il testo completo del documento è consultabile nel sito dell’Alleanza contro la Povertà.