Vicini a distanza: la Direzione nazionale Acli sull’emergenza coronavirus

Pubblichiamo di seguito i passaggi principali della comunicazione della Direzione Nazionale Acli sull’emergenza coronavirus. La versione integrale è disponibile sul sito delle Acli. 

L’emergenza coronavirus mette a dura prova il Paese e ormai il mondo intero. Contenere il contagio e far sì che si possa assistere al meglio chi ne è colpito sono le priorità. Per questo occorre innanzitutto stringersi attorno alle nostre istituzioni e collaborare, ognuno restando nel proprio ruolo e nelle proprie competenze, perché si possa lottare al meglio. Noi Acli con i nostri circoli, associazioni e servizi ci siamo da tempo come presidio nelle e delle comunità. 

Ciò che sta accadendo non ha precedenti, se non risaliamo all’epoca della grande guerra. È un contagio che provoca chiusura, paura, rabbia, isolamento e perfino morte. Molti di noi hanno vissuto periodi di emergenza. Sappiamo di averli superati tenendosi stretti, lavorando gomito a gomito, collaborando. Questa volta non è così: è un’emergenza che sconsiglia il contatto umano. Dobbiamo stare distanti per lottare insieme contro un nemico che non si vede ma che fa sentire i suoi effetti, su di noi e sul nostro lavoro, sulle nostre aspettative e sul nostro futuro. 

Ci rassicura che l’aver sempre sostenuto l’importanza strategica del welfare si riveli ora un fatto decisivo: è proprio grazie alla difesa della salute e del welfare che oggi potremo salvare le vite dei cittadini. Per questo dobbiamo ringraziare in particolare il personale che opera sul fronte sanitario, oggi in prima linea in questa battaglia. Il loro impegno stimola a cercare orizzonti nuovi di impegno sul fronte della cura e a riaffermare che la salute chiama all’impegno di tutta la collettività per uno sviluppo realmente sostenibile. 

Siamo ora impegnati, innanzitutto, a rilanciare l’invito ai cittadini a stare a casa e a riorganizzare le nostre attività associative e dei nostri servizi, in modo da aiutare e sostenere la vita e i diritti delle persone e delle famiglie, affinché non manchino a loro i servizi essenziali e si possano sentire garantiti nei propri diritti e tutele. 

Per questo faremo uno sforzo ancora maggiore per aiutare da remoto i cittadini e per sostenere la stessa creatività delle persone e delle reti informali e familiari nell’essere correttamente informati e orientati e nel poter restare “vicini” proprio nel momento in cui dobbiamo stare lontani. Specie in considerazione del fatto che ormai la maggioranza degli anziani, ma non solo, nei grandi centri urbani, vivono soli e spesso senza un familiare nello stesso comune. 

Anche per noi è uno sforzo notevole visto che anche i nostri circoli, le nostre associazioni, i nostri servizi e imprese sociali, e innanzitutto i nostri volontari e lavoratori sono fortemente messi a dura prova nella loro quotidianità e nella loro stabilità economica e sociale. 

A partire da questo quadro della situazione ci preme fare alcune proposte e sottolineare alcuni aspetti. Innanzitutto fare tutti gli sforzi, anche con nuove imposte eque e sulle grandi ricchezze, nonché coinvolgendo prioritariamente l’Unione Europea, perché non manchi l’adeguata assistenza sanitaria a nessuno. Il sostegno a chi eroicamente sta tenendo in piedi il Servizio Sanitario Nazionale deve essere tangibile e prioritaria. […] 

Non è da escludere che si possa entrare in una fase anche più severe nelle quale arrivi a fermarsi il lavoro. Certo fermare o limitare gli spostamenti di oltre 20 milioni di persone può avere un effetto molto forte contro il contagio, ma perché sia il più praticabile possibile e affinché avvenga nel modo meno doloroso possibile serve la garanzia di un sostegno finanziario a costi bassissimi e la certezza di una forte solidarietà economica verso i lavoratori, le imprese e le organizzazioni non profit. […] 

Infine, ma non meno importante e prioritario, siamo determinati nel credere che questa emergenza e il richiamo ad una universale solidarietà sia tutt’uno con l’accogliere il grido di dolore e di giustizia che viene da tante persone, famiglie e bambini oggi abbandonati alle porte dell’Europa in fuga dalla guerra. Abbiamo su questo fatto proposte e sottoscritto appelli perché si sblocchi una situazione indegna che limita a una minoranza di persone il soccorso umanitario e l’accoglienza. 

Essere solidali ed essere umani sono imperativi che trovano forza e consistenza solo nella loro universalità, e, invece, muoiono quando diventano selettivi. La loro emergenza è la nostra emergenza! Siamo eguali nel chiamarci tutti ad esserci e a spenderci in tal senso, perché da ogni emergenza si esce solo con il dovere della solidarietà. Se ci dimentichiamo degli altri ci sarà sempre qualcuno che si dimentica di noi. E ci sarà sempre qualcuno che è altro da noi. Saremmo un’umanità mutilata. La solidarietà non va in quarantena, a maggior ragione quando la quarantena deve essere garantita nel modo migliore. 

Noi questa umanità proviamo a praticarla da sempre. E per questo in queste ore il nostro ringraziamento va alle volontarie e ai volontari, alle e ai dirigenti, operatrici e operatori, lavoratrici e lavoratori delle Acli, del Caf, del Patronato, di Enaip, del Caa, delle cooperative e di altre imprese coinvolte nel nostro sistema, di tutte le associazioni specifiche: grazie di cuore.