Welfare Intergenerazionale. Esiste responsabilità ed equità verso le nuove generazioni?

L’allungamento della vita, l’invecchiamento progressivo della popolazione, la riduzione della natalità apre il dibattito sulla responsabilità, sull’equità e sulla solidarietà nei confronti delle future generazioni. Parlare di WELFARE INTERGENERAZIONALE significa capire come e se il principio universalistico che sta alla base del nostro Welfare State verrà garantito anche alla nuove generazioni.

La Fap Acli di Venezia, la Federazione Anziani e Pensionati delle Acli, ha presentato il 28 Aprile a Zelarino (Venezia) un volume dal titolo “Welfare Intergenerazionale. La Fap Acli pensa agli anziani di oggi e di domani” nel quale, partendo dalla dimensione demografica, pone delle riflessioni sulla sostenibilità del sistema previdenziale e sanitario nel prossimo futuro. Cosa dovranno fare i giovani di oggi per garantirsi una pensione domani? Da chi e come verranno assistiti nella loro vecchiaia? A che punto la politica ha compreso la questione intergenerazionale? Ma soprattutto, quanto i giovani sono consapevoli della rottura del patto tra generazioni che finora ha permesso di garantire un certo equilibrio sociale?

A tutte queste domande la Fap Acli Venezia ha cercato di dare risposta coinvolgendo una serie di esperti nella questione: Vanna Giantin (Presidente del Comitato Regionale Inps del Veneto), Luigi Polesel e Gianangelo Favaretto (Presidente e Dirigente dell’Ire Venezia), oltre a Serafino Zilio (Segretario Nazionale Fap Acli) e Francesco Roncone (Segretario Fap Acli Veneto).

I temi legati al Welfare Intergenerazionale” afferma Paolo Grigolato Presidente delle Acli Venezia, “portano con sé delle criticità che mettono in crisi quel patto tra generazioni che finora ha permesso di godere di un Sistema Sociale equo e solidale. Occorre progettualità di lungo periodo per non dover essere costretti un giorno dire ai nostri figli che non siamo riusciti a garantire per loro un Welfare altrettanto adeguato”.

Convinti di dover presidiare come Sindacato dei Pensionati” afferma Franco Marchiori Segretario della Fap Acli di Veneziasulle misure di Welfare a favore degli anziani, è nostro dovere chiederci quale futuro attenderà i giovani di oggi che saranno gli anziani di domani. E soprattutto, come anziani, non possiamo evitare di chiederci se il principio universalistico sancito dalla Costituzione per il Welfare verrà garantito anche future generazioni”.

COME STIAMO INVECCHIANDO! Dato per assodato il progressivo aumento della vita media della popolazione, della speranza di vita e la diminuzione delle nascite, si calcola come da oggi al 2061 ci saranno in più 5 milioni di over 65 così distribuiti: +2,5 milioni di anziani tra gli 85 ai 94 anni; +1,6 milioni di anziani tra i 75 e gli 84 anni; +500mila over 95. Ciò significa che per 1 ragazzo sotto ai 14 anni ci saranno 2,5 over 65. Significa che per 1 persona tra i 15 e i 64 anni ci saranno 0,6 over 65. Significa che in media le donne vivranno fino a 87 anni e gli uomini a 84! Con questi numeri si deve responsabilmente fare delle riflessioni su quale futuro attenda le nuove generazioni.

WELFARE E PREVIDENZA. Dal punto di vista previdenziale occorre promuovere una seria cultura del risparmio alle nuove generazioni, spesso inconsapevoli delle prospettive che li attende. Serve spingere sulla previdenza complementare, formula essenziale per integrare la pensione pubblica. Occorre risolvere la questione dei vuoti contributivi dati dalla discontinuità del lavoro dei giovani. Bisogna attuare politiche a favore del lavoro, specie giovanile, affinché i lavoratori possano accumulare contributi per la futura pensione. Necessarie sono poi le politiche familiari perché senza giovani non si possono pagare le pensioni per il futuro. Serve attuare politiche migratorie mirate all’integrazione per sopperire al calo demografico. Occorre continuare nel percorso di riforma del sistema previdenziale per “raffreddare” la spesa pensionistica complessiva, avviata in maniera incisiva dalla Legge Fornero. Il sistema pensionistico italiano (a ripartizione) è un sistema solidale che garantisce un patto tra generazioni: i giovani lavoratori pagano per i pensionati anziani. Fintanto che tale sistema reggerà, la pensione verrà comunque garantita dai futuri occupati. Una pensione comunque diversa dal passato: per tutelarsi dal rischio del basso importo dell’assegno pensionistico pubblico i giovani dovranno provvedere ad accantonare denaro con misure private ed integrative.

WELFARE E SANITA’. L’aumento progressivo dell’età della popolazione richiede di spostare il baricentro dell’interesse della cura dai pochi episodi di emergenza alla moltitudine delle necessità dei cronici, operando in un sistema di cura integrato tra i diversi attori del territorio che si occupano di assistenza agli anziani. Una sempre maggiore domanda di cronicità richiede una sempre maggiore copertura economica. Ma fino a che punto la sanità pubblica potrà ancora garantire un’assistenza pubblica, equa e universalistica anche nei confronti delle nuove generazioni? La progressiva riduzione del finanziamento pubblico è stato compensato da un incremento della spesa privata, solo in parte coperta dai fondi sanitari integrativi o da polizze assicurative (i primi beneficiari i lavoratori, i secondi beneficiari chi se lo può permettere). Questo contesto fa ipotizzare per il futuro un modello sanitario sempre più finanziato dai singoli cittadini (direttamente o tramite coperture integrative) e meno dal pubblico. Con implicazioni importanti sulla futura copertura finanziaria dell’assistenza agli anziani che, come risulta assodato, assorbono la maggior parte delle risorse sanitarie.

WELFARE E COMUNITA’. Gli anziani sono anche capitale sociale che mettono a disposizione della collettività e delle proprie famiglie. Tramite attività tese all’invecchiamento attivo, alla partecipazione sociale e all’aiuto informale nei confronti della propria famiglia, la longevità degli anziani si presenza come opportunità nella ricostruzione del senso di comunità e di nuove forme di welfare.

MA COSA PENSANO GLI ANZIANI A VENEZIA? Negli uffici Acli di Venezia è stato sottoposto ad un panel di 100 over 65 un questionario dal quale emergono alcune considerazioni sul loro status di anziani. Gli intervistati sono consapevoli (71%) che l’innalzamento progressivo dell’età stia togliendo risorse e opportunità ai più giovani. Inoltre nel 56% dei casi essi ritengono che un giorno potranno essere un peso per i loro familiari e ciò li preoccupa molto (84%). Solo il 18% degli intervistati ritiene di poter far fronte alla propria assistenza con le sole proprie disponibilità economiche. Il 28% dice di esserne proprio in grado.

MA NON CHIAMATELI ANZIANI! Dall’indagine emerge come gli intervistati over 65 non vogliamo essere chiamati anziani (pur essendo statisticamente identificati come tali dall’Istat), ancor meno vecchi! La comparsa di problemi di salute e la perdita della non autosufficienza sono i due elementi che decretano il passaggio dall’essere anziani all’essere vecchi. Per questo motivo gli intervistati, pur ipotizzando di poter essere felici quando avranno 80 anni, non ambiscono certo ad arrivare a 100 anni!

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