Colf e badanti: come gestire i rientri dall’estero durante l’emergenza Covid

In questa fase dell’emergenza coronavirus, particolare rilevanza stanno avendo i cosiddetti “casi importati”, ovvero i casi di positività riscontrati tra cittadini, italiani e stranieri, entrati o rientrati in Italia dopo un periodo all’estero. Particolare attenzione, in questo senso, va dedicata al settore colf-badanti, sia perché molti lavoratori di questo settore provengono da paesi in cui in queste settimane si stanno verificando significativi aumenti dei casi, sia per la vicinanza professionale con soggetti a rischio come gli anziani.

Per quanto riguarda il nostro territorio, segnaliamo l’iniziativa promossa dall’Ulss 3 Serenissima: una campagna di test gratuiti rivolta a chi opera a fianco delle persone deboli. L’azienda sanitaria invita le badanti e qualsiasi tipo di collaboratrice o collaboratore per anziani ad effettuare il tampone, presentandosi, anche senza appuntamento, al Dipartimento di prevenzione in Piazzale Giustiniani a Mestre. Il test può essere effettuato da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12, il lunedì anche dalle 14 alle 15. L’Ulss ricorda inoltre che il datore di lavoro deve segnalare alla stessa azienda l’eventuale rientro in Italia di un operatore di assistenza proveniente da un paese non UE: le segnalazioni vanno inviate via mail all’indirizzo infocovid-19@aulss3.veneto.it.

Proprio in tema di rientri, particolare attenzione va posta all’elenco dei paesi da cui non è consentito entrare in Italia e a quelli che determinano, al momento del rientro nel nostro paese, l’obbligo di quarantena fiduciaria. Per un elenco aggiornato si consiglia di consultare il sito viaggiaresicuri.it del Ministero degli Affari Esteri.

In caso di obbligo di quarantena, se il collaboratore domestico non convive con il proprio datore di lavoro sarà a suo carico trovare un alloggio idoneo all’isolamento. Durante tale periodo non sarà retribuito, ma l‘assenza sarà giustificata. Se invece il lavoratore è convivente, il datore di lavoro non avrà l’obbligo di ospitare il lavoratore durante la quarantena, ma segnalerà la situazione all’Ulss di competenza ed eventualmente aiutare il lavoratore a trovare una sistemazione alternativa dove trascorrere l’isolamento. Se infine il lavoratore, durante la quarantena, sviluppa sintomi e viene diagnosticata l’infezione, inizierà la malattia che sarà gestita come previsto dal contratto.