Congresso Acli Veneto: non rassegniamoci alla pandemia

Fare i conti con gli scogli della pandemia. Ma senza rassegnarsi e rilanciando l’impegno per una società più giusta, partendo da lavoro e ambiente. Si è svolto sabato 17 ottobre al Centro Cardinal Urbani di Zelarino il 14° Congresso regionale delle Acli del Veneto. Delegati in rappresentanza di sette province si sono incontrati per concludere, almeno a livello regionale, questa stagione congressuale tormentata dalla pandemia: iniziata a febbraio con i Congressi di circolo, ripresa a settembre dopo il lockdown con i Congressi provinciali e ora nuovamente bloccata, vista la sospensione del Congresso nazionale in programma il 13-15 novembre. Ma nonostante tutte le difficoltà, il lungo percorso di democrazia associativa prosegue. Il 17 ottobre tre rappresentanti delle Acli veneziane sono stati eletti nel nuovo Consiglio regionale (Sandro Dal Piano, Fabio Dani e Olga Zanazzi), mentre un quarto, Cristian Rosteghin, è stato eletto consigliere nazionale.

L’emergenza coronavirus ha ovviamente influito anche sul Congresso regionale, sia a livello organizzativo che di contenuti. “La pandemia è entrata a gamba tesa su tutto quello che portava al nostro concetto di normalità – ha sottolineato nella sua relazione il presidente regionale Andrea Citron – siamo chiamati ad una navigazione difficile tra due scogli, tra i danni causati dal virus e quelli dovuti ai lockdowns. Una navigazione che richiede continue correzioni di rotta, perché come ci si allontana da uno scoglio ci si avvicina fatalmente all’altro”.

Come Acli, ha proseguito Citron, “appena ne abbiamo avuto la possibilità, abbiamo riaperto le nostre sedi alle persone. Ci siamo fatti prossimi in modo diverso unendo fantasia e umanità, abbiamo ascoltato chi non trovava nessuno con cui parlare, abbiamo rassicurato quanti non vedevano più un futuro a causa del virus. Sono delle Acli che mi sono piaciute, perché nel loro piccolo e non esenti dalle paure di tutti gli altri, hanno contribuito ad aiutare questo Paese a restare inclusivo, umano e sostenibile anche dentro la tempesta perfetta della pandemia”.

Ora come ora è difficile, se non impossibile, fare previsioni per il futuro. Quel che è certo “è che assisteremo ad un aumento delle disuguaglianze, già ora insostenibili in settori strategici come scuola, sanità e lavoro”. Un motivo in più per ribadire due direttrici fondamentali per far ripartire il nostro paese: da un lato la lotta al cambiamento climatico (“un’emergenza che continua ad avanzare pressoché indisturbata e che nessun vaccino potrà mai prevenire o curare), dall’altro la creazione di lavoro buono e sostenibile. Perché se è vero che sarà difficile recuperare in breve tempo i danni occupazionali della pandemia (solo in Veneto 53 mila posti di lavoro dipendente persi tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro conclusi) è anche vero che “solo lavoro, e non i sussidi, può aiutare il paese a ripartire”.

“Il dopo pandemia – ha concluso Citron – sarà sicuramente un periodo complesso, ma non possiamo arrenderci passivamente. Le Acli, che hanno nella propria missione la promozione integrale della persona, non possono e non vogliono rassegnarsi a questa realtà. Siamo parte viva della Chiesa di Francesco e vogliamo con lui camminare sulla strada della vera fraternità, perché, in “tempi pandemici”, è gioco forza necessario aprirsi a nuove forme di accoglienza e solidarietà se vogliamo disegnare un futuro per questo mondo”.