Dal 1° ottobre in vigore il nuovo contratto nazionale per il lavoro domestico

Entra in vigore il 1° ottobre il nuovo contratto nazionale per il lavoro domestico, che modifica e integra il contratto finora adottato. Un passaggio molto importante per mettere ordine in un comparto chiamato a svolgere un ruolo essenziale nel nostro paese, alla luce dell’invecchiamento demografico e anche dell’attuale fase emergenziale, ma che finora è stato caratterizzato da molte zone d’ombra, a partire dalla forte quota di lavoro nero.

Tante le novità, sia per i lavoratori che per i datori di lavoro. La più evidente è a livello terminologico: via le tradizionali definizioni “colf”, “badanti” e “baby sitter”, spazio agli “assistenti familiari”, che saranno inquadrati nei diversi livelli di mansione in base al fatto se verrà loro richiesto un lavoro di gestione e riordino della casa o se si dovranno occupare anche di assistere e curare o accudire le persone all’interno della famiglia.

È stata inoltre introdotta nuova figura professionale, l’educatore formato: si tratta del lavoratore che, nell’ambito di progetti educativi e riabilitativi elaborati da professionisti individuati dal datore di lavoro, attua specifici interventi volti a favorire l’inserimento o il reinserimento nei rapporti sociali di persone in condizioni di difficoltà perché affette da disabilità psichica oppure da disturbi dell’apprendimento o relazionali.

A livello retributivo, da gennaio 2021 si applicheranno per tutte le mansioni dei piccoli aumenti, mentre già da ottobre 2020 saranno dovute delle indennità economiche aggiuntive per i lavoratori che accudiscono bambini con età inferiore a 6 anni, si occupano di assistere più di una persona non autosufficiente all’interno della stessa famiglia o sono persone formate in possesso di certificazione di qualità.

Altre novità riguardano il periodo di prova (che per i lavoratori in regime di convivenza passa da 8 a 30 giorni), l’allineamento con la normativa vigente sui contratti a tempo determinato (che, compresa l’eventuale proroga, non potranno avere una durata superiore a 24 mesi) e la regolamentazione del “lavoro ripartito” (ovvero il caso di un unico datore che assume due dipendenti per l’adempimento di un’unica obbligazione lavorativa).

Inoltre, per i lavoratori di cittadinanza non italiana, è stato stabilito che i permessi retribuiti possano essere richiesti, oltre che per l’effettuazione di visite mediche, anche per le incombenze legate al rinnovo del permesso di soggiorno o per le pratiche di ricongiungimento familiare. Sempre in quest’ottica, le 40 ore di permesso retribuito per la frequenza di corsi di formazione professionale potranno essere richieste anche per le eventuali attività formative necessarie per il rinnovo dei titoli di soggiorno.

Per informazioni e consulenze, Caf Acli Venezia mette a disposizione il proprio Sportello Colf Badanti: per appuntamenti chiamare lo 041.5314696, interno 1.

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