Fap Acli Venezia: con la pandemia maggiori disuguaglianze nell’accesso alla salute

A settembre 2019 la Fap Acli Venezia presentava la ricerca “Equità e sostenibilità del sistema sanitario”, denunciando il progressivo indebolimento della sanità pubblica e le crescenti disuguaglianze nell’accesso al diritto alla salute. Uno studio che, alla luce di quanto successo pochi mesi più tardi, si è rivelato quantomeno profetico.

A distanza di quasi un anno dall’inizio dell’emergenza Covid, quali riflessioni è possibile fare sullo stato di salute della sanità pubblica? “In generale – sottolinea Franco Marchiori, segretario provinciale della Federazione Anziani e Pensionati Acli -, in queste settimane sembra consolidarsi il miglioramento della situazione per quanto riguarda la diffusione del virus. Grazie alle vaccinazioni, cominciamo a intravedere una luce in fondo al tunnel, anche per le persone più fragili, sperando ovviamente che i problemi di produzione e fornitura siano superabili. Resta ovviamente la ferita insanabile delle tante persone che hanno perso la vita e di un tasso di mortalità troppo elevato, soprattutto tra gli anziani”. Da questo punto di vista è proseguito anche nelle ultime settimane l’impegno della Fap Acli Venezia, in collaborazione con il Circolo Acli Gam, a sostegno dell’appello “Senza anziani non c’è futuro”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio per dire no alla “sanità selettiva” e per promuovere nuove iniziative, sociali e sanitarie, nei confronti delle popolazioni anziane.

L’impatto della pandemia su sanità ed economia si traduce in un costo stimato in circa 300 miliardi. “Prima ancora della seconda ondata autunnale, si stimava in 120 miliardi di euro la previsione di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale, destinata ad aumentare ulteriormente per rafforzare la sanità territoriale. Anche il Recovery Plan che il Governo dovrà presentare in Europa contribuirà a tale finalità con circa 21 miliardi. Ma non possiamo dimenticare che per far fronte all’emergenza verrà ulteriormente aggravato il debito pubblico, con conseguenze negative per le future generazioni”.

Non finisce qui: la risposta straordinaria alla pandemia ha di fatto bloccato per mesi l’attività della sanità ordinaria, costituita da esami ed interventi diversi da quelli collegati al Covid 19, con il rischio di gravi conseguenze per la salute dei cittadini colpiti da malattie complesse. “Nel Veneto la sanità ordinaria è ripresa solo il 1° febbraio: si è accumulato un enorme arretrato che sarà molto difficile recuperare. E non basterà la sanità privata, che al 90% è pagata di tasca propria dai cittadini, per dare una risposta adeguata: viste le difficoltà economiche di molte famiglie, per la maggior parte degli utenti non è pensabile rivolgersi a strutture a pagamento”. Senza dimenticare l’ulteriore forma di disuguaglianza sanitaria determinata indirettamente dalla pandemia. “L’impatto sull’economia e l’aumento dei disoccupati si tradurrà in una diminuzione di coloro che, grazie ai contratti di lavoro, usufruiscono del welfare aziendale e dei fondi sanitari integrativi: per queste persone e per le loro famiglie le tutele dal punto di vista della salute subiranno una riduzione spesso drastica”.

 “Da molti fronti – conclude Marchiori – si sta progettando un maggior afflusso di risorse destinate alla sanità pubblica, diretta o indiretta attraverso le strutture convenzionate. È tutto da vedere se questo sforzo sarà sufficiente a sostenere un sistema travolto da una delle peggiori crisi della storia. E se, soprattutto, sarà in grado di contenere le disuguaglianze e garantire quell’accesso universale alla salute previsto dalla nostra Costituzione”.