Giornata del Creato: non indugiamo sulla transizione ecologica

Il 1° settembre si celebra la 16^ Giornata nazionale per la custodia del Creato, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee. In questa occasione pubblichiamo l’intervento di Andrea Citron, presidente Acli Veneto e componente della Direzione nazionale delle Acli con delega all’ambiente.

I Vescovi italiani, nel loro messaggio in vista della 16^ Giornata nazionale per la custodia del Creato in programma il 1° settembre, hanno sottolineato con decisione quanto sia necessario contrastare energicamente e senza perder ulteriore tempo quel degrado socio-ambientale che nell’ultimo anno e mezzo si è intrecciato e “rafforzato” con i drammatici fenomeni pandemici legati alla diffusione del virus Covid 19.

Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che sono sempre più visibili e insostenibili.

Il sesto e ultimo rapporto IPCC sullo stato delle conoscenze fisico-scientifiche sui cambiamenti climatici ammonisce con maggior forza dei precedenti che i cambiamenti climatici, già in corso ed evidenti in tutto il pianeta, sono inequivocabilmente causati dalle attività umane, e implicano fenomeni oramai irreversibili su scale di secoli e millenni, come la deglaciazione e l’aumento dei livelli marini. In particolare il livello medio degli oceani è atteso che aumenti, entro il 2100, di 28-55 cm nello scenario più ottimista, ma con addirittura previsioni di innalzamenti di oltre 5 metri per il 2150 legati a possibili scioglimenti delle calotte polari.

La temperatura media globale nell’ultimo decennio è aumentata di 1.1 ° ( + 1.6° sui continenti + 0.9° sugli oceani) rispetto al periodo 1850-1900, i fenomeni meteo-climatici estremi sono sempre più ricorrenti e dannosi ed entro questo secolo si faranno sempre più pesanti per ogni grado di incremento termico aggiuntivo. Mentre si può dire già con sicurezza che, a causa delle temperature più elevate in entrambi gli emisferi, le zone climatiche si sono spostate verso Nord, rendendo necessario un aggiornamento dei testi sui quali studiano i nostri figli a scuola.

Non c’è più tempo per indugiare: ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che possa trasformare in sostenibili alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo e rinnovare i nostri stili di vita, sia nelle relazioni interpersonali che nel nostro rapportarci con l’ambiente.

Dobbiamo esser capaci di cambiare in profondità il nostro esser parte di questo pianeta, consapevoli della necessità, per salvaguardarlo, di realizzare quella conversione ecologica verso cui ci sprona il VI capitolo della “Laudato Sì”. Allo stesso tempo, tale cambiamento deve essere “giusto”, ovvero non penalizzare, soprattutto sul piano dell’occupazione lavorativa, gli individui che possono più pesantemente subire le conseguenze della necessaria transizione. Il grido di aiuto infatti ci arriva sia dalla terra che dai poveri che abitano questa terra.

I numerosi appelli degli esperti di tutto il mondo, raccogliendo i dati e i risultati delle ricerche della migliore scienza climatica, ci invitano tutti, singoli individui e leader politici, a contrastare con urgenza fenomeni che non solo mettono a rischio il benessere, la salute umana, e la stabilità della società e dell’economia, ma arrivano a porre seri dubbi sulla abitabilità futura del nostro pianeta.

Ad ora le risposte della comunità internazionale non sono state purtroppo all’altezza della gravità del problema e le ultime speranze sono legate agli esiti della COP26, che si terrà a novembre 2021 a Glasgow in Scozia.

(foto da www.freepik.com)