Dal 15 luglio è entrata in vigore in Italia una nuova normativa pensata per rendere più trasparente un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato sempre più prodotti sugli scaffali dei supermercati: la shrinkflation. L’obiettivo è consentire ai consumatori di essere informati quando un prodotto viene venduto in una confezione con una quantità ridotta, senza una corrispondente diminuzione del prezzo. Scopriamo i dettagli con l’aiuto della nostra Lega Consumatori.
Innanzitutto che cos’è, esattamente, la shrinkflation? Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi “shrink” (restringere) e “inflation” (inflazione). Si verifica quando il prezzo di un prodotto resta invariato (o addirittura aumenta) mentre il contenuto diminuisce. Il risultato è un aumento “nascosto” del prezzo, perché il consumatore paga di più per ogni grammo, litro o pezzo acquistato.
Negli ultimi anni la shrinkflation si è diffusa soprattutto nei prodotti di largo consumo: pasta, biscotti, snack, caffè, detersivi, bevande, prodotti per l’igiene personale e molti altri articoli presenti quotidianamente nei carrelli della spesa. Le confezioni, spesso, mantengono lo stesso aspetto e dimensioni molto simili, rendendo difficile accorgersi della diminuzione del contenuto. Secondo le associazioni dei consumatori, il fenomeno è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni. In molti casi le riduzioni di peso o volume variano dal 5% al 20%, con conseguenti aumenti del prezzo effettivo per unità di misura tra il 10% e il 20%, con punte oltre il 40%. Per le famiglie ciò significa una perdita del potere d’acquisto poco evidente, ma continua, che si somma ai normali rincari dei prezzi.
La nuova disciplina italiana punta proprio ad aumentare la trasparenza. Quando un prodotto viene “riporzionato”, cioè venduto in una confezione con una quantità inferiore senza un’analoga riduzione del prezzo, i consumatori dovranno essere informati della modifica.
Rispetto al progetto iniziale, però, la disciplina è stata modificata dopo il confronto con la Commissione europea. Non sarà obbligatorio, come inizialmente previsto, applicare una specifica dicitura direttamente sulla confezione del prodotto. I produttori dovranno invece comunicare la riduzione della quantità ai distributori e ai rivenditori, che avranno l’obbligo di informare i clienti attraverso avvisi ben visibili nel punto vendita oppure, nel caso degli acquisti online, direttamente sulle pagine dei prodotti. L’informazione, contenente le informazioni sulla riduzione del contenuto e la percentuale di aumento del prezzo ad essa riconducibile, dovrà essere mantenuta per tre mesi dall’immissione in commercio della nuova confezione.
La nuova normativa rappresenta un compromesso tra la tutela dei consumatori e le regole del mercato unico europeo. L’originario obbligo di stampare un’etichetta sulle confezioni era infatti stato contestato dalla Commissione europea perché ritenuto un possibile ostacolo alla libera circolazione delle merci, in quanto avrebbe imposto ai produttori costi aggiuntivi per adeguare i propri prodotti esclusivamente per il mercato italiano.
Al di là della normativa, resta fondamentale adottare alcune semplici precauzioni quando si fa la spesa: confrontare sempre il prezzo al chilo o al litro riportato sul cartellino, verificare il peso o il volume indicato sulla confezione e non lasciarsi guidare esclusivamente dalle dimensioni dell’imballaggio. Sono piccoli accorgimenti che permettono di riconoscere più facilmente la shrinkflation e di effettuare acquisti davvero consapevoli.

