Mercato dell’energia, rivoluzione rinviata al 2022?

La data certa ancora non c’è, ma di sicuro sarà una rivoluzione. Stiamo parlando della fine del mercato tutelato dell’energia, che fino a poche settimane fa era prevista per il 1° luglio 2020. Tra manovra economia e decreto Milleproroghe, in questi giorni sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi di un rinvio al 2022. Quel che è certo è che la strada è tracciata ed è dunque bene prepararsi per tempo ad un cambiamento che sarà davvero epocale.

“La logica della riforma – spiega Patrizio Negrisolo, vicepresidente di Lega Consumatori Venezia – è apparentemente semplice: mercato completamente libero, più concorrenza tra fornitori, prezzi più vantaggiosi per i consumatori. Ma la realtà, come sempre, è molto più complessa”. Proviamo a fare chiarezza. In Italia, a tutt’oggi, quello dell’energia è un mercato duale. Da un lato il mercato libero, dove società private propongono delle offerte a cui i consumatori sono liberi di aderire, anche passando da un fornitore all’altro. Dall’altro lato c’è il mercato tutelato, gestito da un’autorità indipendente, l’Arera, che in sostanza compra energia all’ingrosso e la rivende ai propri clienti ad un prezzo equo e trasparente, in quanto rivisti ogni tre mesi in rialzo o in ribasso a seconda del costo delle materie prime.

Il cambio epocale, che si concretizzerà pare dal 2022, ruoterà attorno all’abolizione del mercato tutelato, che oggi rifornisce tutti coloro che hanno sottoscritto un contratto prima del 2007 e che da allora non hanno effettuato il passaggio ad un operatore del mercato libero. Una platea enorme (circa 22 milioni di utenze solo per l’energia elettrica), che ovviamente fa gola agli operatori: secondo l’Arera, una famiglia di 3-4 persone spende in media 537 euro all’anno solo per l’elettricità. “Per passare al mercato libero- sottolinea Negrisolo – milioni di consumatori dovranno districarsi tra le proposte di quasi 600 fornitori attivi in Italia. Ricordiamo comunque che la scelta di aderire al mercato libero non è irreversibile: fino a quando il mercato tutelato non sarà completamente abolito, in qualsiasi momento si potrà optare per il ritorno a questo regime”.

Una buona via d’uscita è rappresentata dalle tariffe Placet, che ogni fornitore deve offrire ai clienti di piccole dimensioni proprio per aiutare i consumatori a “impratichirsi” con il mercato libero. Queste tariffe sono facilmente confrontabili, perché solo le condizioni economiche sono decise dal fornitore, mentre quelle contrattuali sono stabilite dall’Arera e quindi uguali per tutti. Inoltre le offerte Placet prevedono un rinnovo ogni 12 mesi, un po’ come avviene per l’assicurazione auto, e non possono includere servizi aggiuntivi (come bonus o vendite di prodotti abbinati) che spesso mandano in confusione il consumatore.

“In generale – conclude Negrisolo – servirà un cambio di mentalità, allenandoci a confrontare le offerte e, se conveniente, a cambiare fornitore esattamente come facciamo con gli operatori telefonici. Come infatti conferma l’Arera, nel lungo periodo le tariffe di un contratto del mercato libero tendono a salire, perché i fornitori tendono ovviamente a massimizzare i profitti. Anche nel campo dell’energia, insomma, dovremo essere consumatori sempre più informati e consapevoli”.