Nel Veneziano i redditi medi non crescono. E si confermano le disuguaglianze.

Una situazione sostanzialmente cristallizzata. E non in positivo. Con in più la spada di Damocle degli effetti della pandemia, ancora tutti da valutare a livello economico. È questo il quadro che emerge dall’analisi statistica degli oltre 21 mila 730 elaborati dal Caf Acli Venezia nel corso della campagna fiscale 2020, terminata giusto un mese fa. Un’analisi che, grazie all’elevato tasso di fidelizzazione degli utenti delle tredici sedi del centro di assistenza fiscale delle Acli, dislocate in tutta la provincia, permette un significativo confronto con i numeri degli anni scorsi. Il dato principale è il reddito medio dichiarato nel 2020 (riferito ovviamente al 2019) dai contribuenti veneziani che si sono rivolti al Caf Acli: 20.900 euro, l’1,5% in più rispetto al 2015. Un incremento modesto, peraltro completamente eroso dall’inflazione che, nello stesso arco di tempo, ha registrato a Venezia un rialzo del 2,6%. 

Ancor più negative sono le disuguaglianze che si registrano tra le diverse categorie sociali. Tante fratture che dividono internamente le nostre comunità e che dal 2015 si sono mantenute praticamente inalterate (qui il report dettagliato). La più evidente è quella degli oltre 11 mila euro di reddito medio che dividono uomini (26.766 euro) e donne (15.708 euro). Ma c’è anche la grande forbice generazionale, con i figli che dispongono di redditi inferiori rispetto a nonni e, soprattutto, ai genitori: gli under 34 si fermano a 16.929 euro (gli under 25 addirittura a 12.021), a fronte dei 19.470 euro di reddito medio degli over 65 e ai 23.896 euro della fascia 45-64 anni. Pur riducendosi di circa 400 euro rispetto al 2015, si conferma infine anche la differenza tra nati in Italia (21.402 euro) e nati all’estero (16.038).  

“Non è di certo una situazione rosea – commenta Paolo Grigolato, presidente delle Acli provinciali di Venezia – soprattutto considerando che i dati si riferiscono al periodo pre-Covid. Già così emerge il quadro di una società bloccata, in cui età, genere e origine pregiudicano pesantemente il livello di reddito disponibile. Il rischio è che tra un anno ci troveremo a commentare statistiche ben peggiori. La vera sfida non è solo superare l’emergenza sanitaria, ma farci carico, come comunità, di avviare azioni per non lasciare nessuno indietro e per colmare disuguaglianze che non permettono il pieno sviluppo delle persone”. 

“In realtà già quest’anno – sottolinea Cristian Rosteghin, direttore del Caf Acli Venezia – alcuni dati “anticipano” la crisi legata alla pandemia. Uno su tutti: escludendo i pensionati, il 20,8% dei nostri utenti, mille in più rispetto all’anno scorso, ha optato per la ricezione del rimborso Irpef direttamente dall’Agenzia delle Entrate, by-passando il proprio sostituto d’imposta. Un’opzione che da quest’anno era disponibile per tutti, mentre fino al 2019 era possibile solo per le persone prive di occupazione. Il forte aumento può essere determinato da un lato dall’aumento di disoccupati, dall’altro da una mancanza di fiducia nei confronti della solidità economica dei propri datori di lavoro, con conseguente ritardo del pagamento degli stipendi e di trasferimento dei rimborsi. In entrambi i casi, il segnale non è certo confortante”. 

Infine una curiosità: sono 179 gli utenti che hanno presentato il 730 a distanza, utilizzando le piattaforme online messe a disposizione da Caf Acli. Numeri ancora bassi, ma in netto aumento rispetto alla ventina di media degli ultimi anni. Segno di come il coronavirus cominci a modificare anche le modalità di approccio ai servizi.