Non solo neo-assunti: come cambiano le regole della previdenza complementare

Non solo neo assunti. Con la Legge di Bilancio 2026 arrivano importanti novità in materia di previdenza complementare, per un’ampia platea di lavoratori, che va ben oltre coloro che firmeranno il loro primo contratto di lavoro dopo il 1° luglio 2026.

Se infatti per i neoassunti del settore privato scatterà l’adesione automatica (qui maggiori approfondimenti), ci sono nuove regole anche per chi cambia impiego e, nel corso della sua carriera, ha già aderito fondi pensione integrativi. Scopriamo i dettagli con l’aiuto del Patronato Acli.

A partire dal 1° luglio, infatti, il datore di lavoro avrà un ruolo più attivo nella verifica della posizione previdenziale del lavoratore appena assunto. In particolare, dovrà controllare se il dipendente abbia già aderito in passato a una forma di previdenza complementare e consegnargli un’informativa dettagliata sugli accordi collettivi applicati dall’azienda in materia di fondo pensione e destinazione del TFR.

Secondo le nuove disposizioni, il lavoratore che abbia già aderito in passato a un fondo pensione avrà 60 giorni di tempo dalla nuova assunzione per decidere a quale forma pensionistica destinare il TFR maturando. Potrà scegliere se mantenere il fondo già esistente oppure trasferire la propria posizione a un altro fondo più adatto alle nuove condizioni lavorative o contrattuali.

La novità nasce dall’esigenza rendere più chiara e coerente la gestione del TFR e dell’adesione ai fondi pensione, evitando situazioni di confusione o scelte contraddittorie tra un rapporto di lavoro e l’altro. In particolare si punta ad di evitare che un lavoratore, dopo aver aderito a un fondo pensione in una precedente esperienza lavorativa, scelga successivamente di non aderire più oppure lasci il TFR in azienda senza una corretta procedura. Il legislatore vuole quindi garantire continuità e maggiore trasparenza nelle scelte previdenziali, considerando che la previdenza complementare rappresenta ormai uno strumento sempre più importante per integrare la futura pensione pubblica.

Particolare attenzione viene riservata ai cosiddetti “vecchi iscritti”, cioè i lavoratori iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 29 aprile 1993. Per questa categoria, qualora gli accordi collettivi non prevedano automaticamente il conferimento del TFR alla previdenza complementare, sarà possibile scegliere di versare al fondo pensione anche solo una parte del TFR maturando, purché non inferiore al 50 per cento.

Le nuove regole si inseriscono in un quadro più ampio di rafforzamento della previdenza complementare in Italia. Attualmente l’adesione ai fondi pensione resta ancora inferiore rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto tra giovani, lavoratori precari e donne. Tuttavia, gli esperti del settore ricordano che iniziare presto ad accumulare risparmi previdenziali permette di beneficiare maggiormente della capitalizzazione nel lungo periodo e delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa. Una scelta consapevole oggi può infatti incidere in modo significativo sulla qualità della pensione di domani.  Gli sportelli del Patronato Acli sono a disposizione per consulenze e assistenza: trova la sede più vicina.

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