In queste settimane sono arrivate ai nostri uffici numerose richieste di chiarimenti sul nuovo contributo per caregiver familiari, istituito con l’ultima Legge di bilancio. Facciamo il punto sui contenuti del provvedimento, sui requisiti e sulle modalità di presentazione delle domande, con una premessa importante: le richieste non potranno essere presentate prima di settembre 2026 e il contributo sarà effettivamente erogato con ogni probabilità solo nel 2027.
Andiamo con ordine. La Legge di bilancio ha istituito il primo contributo nazionale strutturale per i caregiver familiari: fino a 400 euro esentasse al mese per chi assiste in modo continuativo un parente non autosufficiente o con disabilità grave. Una misura attesa da anni, che punta a riconoscere il valore sociale ed economico dell’assistenza prestata in ambito domestica, spesso senza alcuna retribuzione, ma anche a prevenire isolamento e difficoltà economiche dei nuclei familiari più fragili.
Fin qui le buone notizie. Il problema è che, secondo le prime stime, il bonus riguarderà solo una piccola parte dei potenziali beneficiari. Il contributo è destinato infatti ai caregiver conviventi che prestano assistenza continuativa ad almeno 91 ore settimanali, con un ISEE non superiore a 15 mila euro e reddito annuo entro i 3 mila euro. Si tratta di requisiti molto stringenti, pensati per le situazioni di maggiore fragilità economica. A fronte di circa 7 milioni di caregiver familiari attivi, secondo alcune analisi i destinatari effettivi potrebbero essere circa 50 mila persone.
In ogni caso, come accennato, le domande potranno essere presentate online sul sito dell’INPS solo a partire da settembre 2026, mentre le erogazioni effettive dovrebbero partire dal 2027, una volta definita la platea degli aventi diritto.
In sintesi, il contributo rappresenta un primo passo verso il riconoscimento formale del ruolo dei caregiver. Ma per ora, in attesa di possibili evoluzioni, i criteri selettivi previsti dalla legge ne faranno una misura mirata alle situazioni di povertà più marcata, lasciando fuori gran parte delle famiglie impegnate quotidianamente nell’assistenza.
