Dal 1° luglio la previdenza complementare ha cambiato passo. Le nuove regole introdotte con l’ultima Legge di Bilancio puntano ad allargare la platea degli iscritti, ma anche a rendere il secondo pilastro pensionistico più conveniente.
La novità più significativa è l’adesione automatica per i neoassunti del settore privato. È un cambio di paradigma: non più “entro solo se lo chiedo”, ma “entro salvo rinuncia”. Da ora chi sarà assunto per la prima volta avrà 60 giorni per decidere cosa fare. Se non esprime alcuna scelta, il TFR e i contributi saranno destinati automaticamente a una forma di previdenza complementare prevista dal contratto collettivo o, in assenza di quest’ultimo, al Fondo Cometa, individuato dalla legge come fondo forma pensionistica residuale.
L’obiettivo è chiaro: aumentare le adesioni e costruire pensioni integrative più solide fin dall’inizio della carriera. Un passaggio per certi versi inevitabile. Come sottolineato da una recente ricerca del Censis, anche a parità di carriera e anni di contribuzione, le pensioni delle nuove generazioni saranno significativamente più basse rispetto a quelle di chi è entrato nel lavoro decenni fa, per effetto del minor tasso di sostituzione e dei salari più bassi. Un lavoratore assunto nel 1982, andando in pensione a 67 anni con 38 anni di contributi, ha ottenuto una pensione pari all’81,5% dell’ultimo stipendio. Mentre chi ha iniziato a lavorare nel 2022, con identici requisiti, arriverà solo al 64,8%, con una perdita del 16,7%.
Resta comunque la libertà di scelta. Il lavoratore può optare per un fondo diverso oppure decidere di lasciare il TFR in azienda, purché lo comunichi entro il termine dei 60 giorni. L’automatismo dunque non elimina la volontà individuale, ma la orienta verso la previdenza integrativa.
Ci sono nuove regole anche per chi cambia impiego e, nel corso della sua carriera, ha già aderito fondi pensione integrativi. Il nuovo datore di lavoro dovrà controllare se il dipendente abbia già aderito in passato a una forma di previdenza complementare e consegnargli un’informativa dettagliata sugli accordi collettivi applicati dall’azienda in materia di fondo pensione e destinazione del TFR.
Il lavoratore che abbia già aderito in passato a un fondo pensione avrà 60 giorni di tempo dalla nuova assunzione per decidere a quale forma pensionistica destinare il TFR maturando. Potrà scegliere se mantenere il fondo già esistente oppure trasferire la propria posizione a un altro fondo più adatto alle nuove condizioni lavorative o contrattuali.
Novità infine anche sul fronte fiscale. Il limite massimo annuo di deducibilità dei contributi volontari versati alla previdenza complementare aumenta da 5.164,57 a 5.300 euro. Una misura che si traduce in un maggio risparmio sulle imposte per chi decide di investire sulla propria pensione futura.
Il messaggio è netto: la pensione integrativa non è più un tema per pochi. Dal 2026 diventa un passaggio quasi naturale della vita lavorativa. Una scelta consapevole oggi può infatti incidere in modo significativo sulla qualità della pensione di domani. Gli sportelli del Patronato Acli sono a disposizione per consulenze e assistenza: trova la sede più vicina.

