Redditi in deciso aumento. Ma con tantissimi punti di domanda, in particolar modo per quanto riguarda donne e giovani. È lo stato dei redditi nel Veneziano che emerge dalla consueta analisi statistica dei 730 elaborati dal Caf Acli Venezia nel corso dell’ultima campagna fiscale.
Un’analisi che, come sempre, grazie all’elevato tasso di fidelizzazione degli utenti delle tredici sedi del centro di assistenza fiscale delle Acli dislocate in tutta la provincia, permette un significativo confronto con i numeri degli anni scorsi. Quest’anno il campione è rappresentato da oltre 20 mila contribuenti che si sono rivolti al Caf Acli per il proprio 730 sia nel 2024 che nel 2025.
Il dato principale è il reddito medio dichiarato ai fini Irpef dai contribuenti veneziani che si sono rivolti al Caf Acli per l’ultima dichiarazione dei redditi, riferita al 2024: 24.968 euro, 1.219 in più rispetto all’anno precedente (qui la tabella completa con tutti i dati). “Un aumento del 5,1% – sottolinea il direttore di Caf Acli Venezia Cristian Rosteghin -, che fa il paio con l’incremento del 5,2% registrato nel 2023 rispetto al 2022. In tutto, nell’ultimo triennio, l’aumento complessivo è stato di 3.408 euro. Anche quest’anno il segno più accompagna praticamente tutti i dati, qualunque sia l’aggregazione: per età, per sesso, per condizione lavorativa, per origine”. Per la prima volta nell’ultimo triennio di riferimento, tra l’altro, l’aumento dei redditi non è vanificato dall’inflazione, visto che nel 2024 nella provincia di Venezia i prezzi sono aumentati mediamente dell’1,3%, del 2,1% limitatamente ai beni alimentari.
In un quadro complessivamente positivo, restano però varie ombre. “Anche quest’anno – sottolinea il presidente delle Acli di Venezia Pierangelo Molena – non possono passare sottotraccia le differenze, ormai “cristallizzate” nelle nostre serie storiche, tra uomini e donne, tra italiani e contribuenti nati all’estero. Quella di genere ha ormai sfondato il tetto dei 12 mila euro, anche tra chi lavora, a conferma di un gap salariale tanto evidente quanto difficile da scalfire”.
A colpire è anche un altro dato, anche questo ormai stabile negli anni: i bassi redditi dei contribuenti più giovani. Tra gli under 30, tra il 2023 e il 2024 si è registrato un aumento di 826 euro, inferiore di un terzo rispetto all’incremento generale. Ma sono i dati assoluti a far riflettere: il reddito medio sotto i trent’anni è infatti pari a 18.414 euro, con una discrepanza del 26% rispetto alla media generale. “Parliamo tra l’altro di importi lordi – spiega Rosteghin -: Irpef e addizionali regionale e comunale portano via circa il 15%, quindi il reddito disponibile è di poco superiore a 15.500 euro”.
“Come comunità – afferma Molena – dobbiamo chiederci come sia possibile immaginarsi un futuro con 15 mila euro all’anno, progettare una famiglia o anche semplicemente l’acquisto di una casa. Quando parliamo di crisi demografica non possiamo che partire da qui, dalle fragilissime basi economiche su cui i nostri giovani cercano di costruire le loro vite, da come la condizione lavorativa e reddituale incida sull’aspetto abitativo”.
L’allarme lanciato nell’ultimo rapporto dell’Alleanza contro la povertà, conclude Molena, parla chiaro. “In Italia stanno continuamente aumentando le persone “quasi povere”, appena sopra la soglia critica: in quest’area ci sono l’8,2% delle famiglie, che si aggiungono al 10,9% di nuclei già ufficialmente classificati come poveri. Quasi un quinto delle famiglie è in povertà o a rischio impoverimento. Senza contare che il 10% degli occupati in Italia è a rischio di povertà, segno di un lavoro che non è più garanzia non solo di benessere, ma anche di puro sostentamento. È questa la priorità assoluta di cui dobbiamo farci carico, anche nel nostro territorio”.
