L’impennata del costo dei carburanti, conseguenza economica della guerra in Iran, sta avendo forti ricadute sui bilanci delle famiglie. Anche in termini di inflazione e prezzi dei beni di consumo. E da questo punto di vista il mese di maggio ha portato novità poco piacevoli, con un aumento medio del costo della benzina pari a circa 20 centesimi al litro. Con l’aiuto della Lega Consumatori cerchiamo di capire cosa è successo.
Dal 2 maggio è entrato in vigore un nuovo intervento del Governo per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti. Il provvedimento proroga il taglio delle accise già introdotto nelle settimane precedenti, ma con alcune differenze rispetto alle misure iniziali. Se il primo intervento di marzo, poi confermato fino a tutto aprile, prevedeva una riduzione delle accise pari a 25 centesimi al litro su benzina e gasolio e di circa 12 centesimi al chilo sul GPL, con il decreto in vigore da maggio si è scelta una strada più selettiva. Per il gasolio resta confermata la riduzione di 25 centesimi al litro, mentre per la benzina il taglio viene ridotto a 5 centesimi al litro. Una scelta che riflette la maggiore pressione registrata sul diesel, carburante essenziale per il trasporto merci e per numerose attività produttive. Si punta così a contenere soprattutto i costi della logistica e dell’autotrasporto, evitando ulteriori rincari lungo la filiera dei beni di consumo. Ecco quindi spiegato l’aumento dei costi della benzina di questi ultimi giorni, legato appunto non ad un aumento del prezzo in sé ma ad una riduzione del taglio delle accise.
In un contesto sicuramente non facile, le associazioni dei consumatori sottolineano come il taglio delle accise sia utile ma insufficiente, soprattutto perché temporaneo e incapace di incidere strutturalmente sul costo dei carburanti e sull’inflazione. Senza contare che rappresenta una misura molto onerosa per i conti pubblici. Ben più importante sarebbe un intervento strutturale per ridurre il peso fiscale sui carburanti. Come altrettanto importante sarebbe una riflessione più ampia sulla mobilità, sul trasporto pubblico e sulla transizione energetica.
