Fap Acli Venezia: una sanità “nuova” oltre la pandemia

A settembre 2019, quando come Fap Acli Venezia pubblicammo lo studio “Equità e sostenibilità del sistema sanitario – La sanità pubblica che ci è privata”, eravamo convinti di aver approfondito un tema nodale per il futuro del nostro paese. Ma mai ci saremmo aspettati di essere così “profetici”. Di lì a poco, lo scoppio della pandemia avrebbe infatti portato alla ribalta come non mai l’importanza della sanità pubblica e del contrasto a tutte le forme di disuguaglianza in questo ambito.

Questa riflessione ci ha accompagnato lungo tutti questi mesi. Ed è valida anche oggi, nel pieno della campagna di vaccinazione. Papa Francesco ha definito i vaccini come “bene comune dell’umanità”, ribadendo il principio di uguaglianza e di parità di accesso. Lo stesso principio che ha ispirato COVAX, il programma delle Nazoni Unite e dell’Organizzazione Mondale della Sanità per garantire i vaccini anche ai paesi più poveri, nel contesto del dibattito generato dalla proposta di sospensione dei brevetti lanciata dalla presidenza degli Stati Uniti. Non possiamo d’altronde dimenticare che lo sviluppo così rapido dei vari sieri è stato reso possibile dagli enormi investimenti del settore pubblico, con i governi che sottoscrivendo in anticipo i contratti d’acquisto hanno sollevato le grandi aziende farmaceutiche dal rischio d’impresa. Questa linea dovrà essere seguita anche nei prossimi anni, visto che dovremo convivere a lungo con il virus: sarà necessario continuare a vigilare, affinché nella produzione e distribuzione dei vaccini non prevalgono logiche di mercato.

Anche al di là del tema vaccini, la pandemia ci spinge a riflettere e agire su numerosi fronti per una “nuova” sanità pubblica. Solo da poco, con il calo dei ricoveri Covid, stanno riprendendo a pieno regime attività chirurgiche e ambulatoriali ordinarie. Ma la massa delle prestazioni ritardate è enorme, con un conseguente aumento delle disuguaglianze: chi se lo può permettere, si rivolge al privato e ha un servizio immediato; chi invece non può pagare deve attendere, con gravi rischi per la salute. Secondo l’Istat, l’eccesso di mortalità registrato nel 2020 rispetto ai cinque anni precedenti deriva per il 69% al Covid, mentre il 31% è legato a patologie diverse o ad eventi acuti che non hanno trovato un’assistenza adeguata e tempestiva. A risentirne sono stati in particolare gli anziani, tra i quali si è registrato in Italia uno dei tassi di mortalità più alti a livello europeo.

È evidente, in questo quadro, che il Sistema sanitario nazionale vada rinforzato. Lo chiede, indirettamente, la stessa opinione pubblica. Secondo l’Eurispes nel 2021 il tasso di gradimento della sanità pubblica è arrivato al 71,5%, quando non più tardi di quattro anni fa si fermava al 45,6%. La pandemia ci ha fatto riscoprire quanto il comparto pubblico sia centrale per la tutela della salute. Ora, per migliorarlo, occorre un adeguato finanziamento: ad aprile è stata approvata la ripartizione dei 122 miliardi del Fondo Sanitario nazionale (2,7 miliardi in più rispetto al 2020), altri 20 miliardi arriveranno dall’Europa tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La priorità deve essere la soluzione del nodo delle risorse umane, cronicamente sotto organico, sottoposte durante la pandemia ad un carico di lavoro abnorme. Il rischio di un’ulteriore fuga verso il privato, già evidente nel periodo pre Covid, è dietro l’angolo. Per questo occorre ripensare al meglio la programmazione del numero e della formazione dei medici specialisti, con l’adeguamento dei contratti per incentivarne la permanenza nella sanità pubblica.

In generale, anche in Veneto, l’esperienza della pandemia ha evidenziato la necessità di rafforzare la sanità territoriale, incentrata sui distretti e sulle forme aggregative dei medici di famiglia e dei pediatri, e di adeguare i sistemi informativi con le tecnologie informatiche e digitali, per dare continuità agli interventi richiesti per le situazioni di cronicità e di non autosufficienza dei più fragili.

Il lavoro, insomma, non manca. Con un principio guida: solo una migliore e rafforzata sanità pubblica può garantire appieno il diritto alla salute di tutti i cittadini sancito dalla Costituzione. (Franco Marchiori, segretario Fap Acli Venezia)

(foto di Mat Napo da Unsplash)